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Riflessioni sul Gran Carnevale Pattese: gettare la spugna o puntare al salto di qualità?

Patti – Bisogna sedersi intorno a un tavolo e decidere cosa fare di un Gran Carnevale Pattese che da anni non è più all’altezza della sua tradizione.

La difficile congiuntura economica, l’assenza di parecchi personaggi che hanno fatto la storia del carnevale pattese, la mancanza di spazi idonei per la lavorazione della cartapesta e la solita valanga di polemiche a smorzare quel pizzico di entusiasmo utile a mettere in moto la macchina del divertimento e dell’allegria. Sono questi, forse, gli ingredienti principali di una manifestazione che rimarrà nella memoria dei cittadini come una fotocopia sbiadita del “Gran Carnevale Pattese”. Dopo tre sfilate sospese a causa del maltempo, l’unica giornata utile per ammirare i carri e i gruppi allestiti in occasione della 56esima edizione è stata quella di domenica scorsa: all’appello solo due carri e quattro gruppi, per un corteo in formato ridotto e rimpolpato in extremis grazie alla partecipazione fuori concorso di tre carri provenienti da San Piero Patti.

Durante il corteo si è sentita la mancanza del pubblico delle grandi occasioni, probabilmente scoraggiato sia dalle incerte condizioni meteo che dalla modestia di una manifestazione che da diversi anni a questa parte ha innegabilmente perso in qualità e quantità. Tangibile, inoltre, l’assenza di veterani come Cavallaro, Mosca, Mangone, Arlotta, Granata, Pantaleo e Mondello, così come quella degli indimenticati Rasi e Faranda o delle giovani leve Fallo, Nasisi e Cavazza. Presentissime, invece, sono state le polemiche che hanno fatto da sfondo a questa 56esima edizione. Bersaglio privilegiato l’amministrazione comunale, rea, a detta di alcuni, di aver emesso i contributi in ritardo e di non aver reperito con largo anticipo gli spazi utili alla costruzione dei carri. Ma il sindaco Aquino non ci sta: «Anche quest’anno – ha riferito il primo cittadino – abbiamo messo in campo tutto l’impegno possibile, compatibilmente con le risorse a disposizione. Per quanto riguarda i capannoni, pensavamo di aver trovato una soluzione chiedendo in comodato d’uso gli spazi dismessi dal Consorzio Autostrade. Alla fine, però, abbiamo dovuto ripiegare su quelli gentilmente concessi dal Comune di Librizzi. L’anno prossimo faremo di tutto per averli con diversi mesi di anticipo».

Ma basterebbe guardare fuori dai confini municipali per rendersi conto che anche i carnevali più blasonati di Sicilia si reggono quasi esclusivamente sull’entusiasmo e sulla passione dei privati, delle associazioni, della gente comune. Sacrosanto l’apporto delle istituzioni comunali, ma il vero coinvolgimento deve necessariamente partire dal basso e nutrirsi dell’esperienza e della voglia di chi, negli anni passati, ci ha sempre messo la faccia e il cuore, riuscendo ad allestire carri allegorici di pregevole fattura e ad organizzare gruppi attirando intorno a sé centinaia di partecipanti.

E qui sta l’unica riflessione possibile: bisogna sedersi intorno a un tavolo e decidere cosa fare del Gran Carnevale Pattese. Il ruolo attivo e determinante dovranno assumerlo i carristi storici e gli organizzatori dei gruppi, attraverso la creazione di associazioni o comitati ad hoc che si occupino esclusivamente del carnevale. Indispensabile, inoltre, sarà il coinvolgimento degli istituti scolastici, delle scuole di danza, della Proloco cittadina (un tempo vero motore della manifestazione) e di tutti gli imprenditori interessati, a vario titolo, a mantenere alto il livello di una tradizione che potrebbe ancora generare risvolti positivi su turismo ed economia. Valga come esempio il carnevale di Sciacca, tra i più divertenti e spettacolari d’Italia, la cui tradizione affonda nella lavorazione della ceramica, strettamente connessa con l’arte della decorazione della cartapesta. E se di ceramica si parla, non si può non tirare in ballo anche la città di Patti, la cui secolare tradizione potrebbe naturalmente agganciarsi a quella del carnevale attraverso modalità già sperimentate con successo in altre realtà locali. Insomma, dovranno essere i veri protagonisti del carnevale, gli appassionati e le forze economiche cittadine a decidere se voler fare il tanto atteso salto di qualità o se continuare a riproporre l’evento in toni assolutamente modesti.

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