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Itet, “Lucido Delirio” diventa tavolo di discussione sulla lotta alla legalità

Sant’Agata Militello – Lucido Delirio è il titolo dell’ultimo libro scritto da Luciano Armeli Iapichino, presentato nell’aula magna dell’istituto “Tomasi di Lampedusa” della dirigente scolastica Antonella Emanuele.

Un tavolo di discussione, nell’ambito del progetto Legalità, al quale hanno partecipato con interventi autorevoli l’avvocato e docente dell’Itet Massimo Raffa, il vice presidente Fai Sicilia Giuseppe Foti, il Dirigente del Commissariato di Polizia di Sant’Agata Daniele Manganaro, il dirigente del Commissariato di Polizia di Capo d’Orlando Carmelo Alioto e il Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. A moderare la discussione il docente di Lettere Fabio Cannizzaro con l’ausilio della professoressa Teresa Carrara e delle alunne Federico Attinello e Francesca Scianò, nelle vesti di lettrici di alcune pagine del libro. L’opera dello scrittore di Galati Mamertino pone l’attenzione su alcune questioni di cronaca nera (per es. caso Manca, Serio) con intrecci mal celati di trattative con lo Stato. Organi di governo incapaci, forse strumentalmente, di andare affondo nella ricerca delle responsabilità di omicidi di personaggi scomodi, in un “mascariamento”, così lo definisce l’autore, dai confini fugaci per allontanare la verità dall’opinione pubblica. La questione apre dunque interrogativi le cui risposte diventano forme di riflessioni, a cui gli ospiti dell’Itet hanno offerto un contributo, principalmente, sulla scorta delle loro esperienze sul campo civile e militare. Le vicende irrisolte del passato diventano oggetto di discussione odierna, per addivenire ad una piena consapevolezza, non più distaccata dalle vicende, che inevitabilmente si riverberano nel vissuto quotidiano. Antoci considera Luciano Armeli “ Un giornalista coraggioso. Fa nomi e segue tracce così come fa la magistratura di questo territorio. La mafia opera -aggiunge il presidente del Parco Nebrodi – attraverso la delegittimazione, per isolare e colpire nel momento di debolezza, come è successo con Giovanni Falcone e così come hanno provato con me in quel 17 maggio”. La mafia non ha dignità e nel “mascariamento” si nasconde. Con il protocollo sulla legalità e con il codice antimafia, Cosa Nostra ha perso una grande battaglia. Voi ragazzi siete il presente e da voi dobbiamo essere accompagnati in questa guerra; voi appartenenti al modo della speranza per porre fine a questo fenomeno umano. Prosegue l’avvocato Raffa “ Parlare di antimafia è sempre importante. Siciliani, come noi, stanno lottando e la stampa ne deve scrivere e parlare correttamente come solo adesso riesce a fare e diversamente rispetto a qualche anno addietro. Anche questo è un segnale di vitalità e di vittoria. Credo che dalle scuole bisogna ripartire; per vincere abbiamo bisogno di un esercito di maestre elementari. Il vice Presidente FAI ha descritto la sua associazione come un sostegno a favore degli associati che cercano di estraniarsi dal mondo criminoso. Il vice questore Carmelo Alioto nel suo intervento ha affermato come attraverso la lettura sia possibile vivere liberamente, lontano dalla dicerie. Così l’istruzione permette di raggiungere pezzi di realtà quotidiana e ai siciliani onesti di rimanere in questa terra, altrimenti lasciata ai mafiosi. “Dal 2 ottobre -afferma – sono a capo del Commissariato di Capo d’Orlando, ed insieme a quello di Sant’Agata Militello, sto operando anche in prevenzione, per abbattere quel castello di sabbia che cadrà al primo soffio di legalità. La semplificazione amministrativa nel mercato mafioso – continua Alioto – non funziona, per cui il protocollo ed il codice permettono una equa distribuzione della ricchezza secondo un profilo i giustizia. A ruota segue il collega Manganaro “La mafia ha più paura della scuola che della magistratura. Nel libro ci sono 14 episodi di morti ammazzati accaduti nel territorio a noi vicino. Un giorno queste esecuzioni da lupara tra Cesarò e Tortorici, nel mia zona di competenza saranno inserite nei libri di scuola. Per me questi racconti giornalistici possono essere spunti di indagine, pur nella lucida pazzia di Luciano Armeli. Nuovi reati devono essere indagati; tra questi il reato di abigeato che è un punto cardine dell’ecomafia e che approfitta dal mancato raccordo tra le competenze di indagine e di giudizio dei reati. La mafia riesce a speculare con sapienza su parti di Stato deviati. Infine Armeli “Oggi siamo qui per contribuire alla crescita della coscienza critica. Dobbiamo dunque decostruire i fatti per capire la realtà vera. Non dobbiamo raccogliere l’informazione di strada. Antoci ha inventato un attentato? Antoci ha parenti mafiosi? Credere questo è disarmante. Quindi prestiamo massima attenzione a chi racconta i fatti. Tra questi il caso Manca è emblematico. Nel nostro territorio controllori e controllati sono legati e per questo mi hanno dato del pazzo, così come quando parlai di ‘ndrangheta sui Nebrodi. Libero Grassi, Peppino Impastato, Beppe Alfano sono vittime di loro stessi? Questo è mascariamento e questo è il motivo per cui sopravvive quella organizzazione che ha 13 killer ancora a piede libero. I libri hanno gli stessi nemici dell’uomo”. Con questa ultima citazione chiude l’intervento Luciano Armeli. Al termine della manifestazione i ragazzi dell’ITET sono stati premiati dalla FAI per la realizzazione del video “La Mia Terra”

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