Continua la vicenda di “Sono una moglie cornuta”. Scritte “impertinenti” imbrattano i muri della città.

Patti – La diatriba del tradimento sbandierato ai quattro venti sembra non volersi sedare, né tantomeno risolvere con discrezione.

Dopo l’affissione furtiva di un cartello sotto i necrologi e la diffusione di volantini per il centro storico che sciorinavano i nomi dei fedifraghi, dopo aver fatto del caso una questione pubblica e tanto parlottata, ecco ancora alzarsi il coperchio della pentola ribollente.

Dopo 15 anni di taciuto tradimento, forse venuto alla luce soltanto adesso, la sedicente cornuta non ci sta e rende zimbelli i colpevoli di infedeltà.

Ma pur essendo riuscita nell’intento di cui non conosciamo eventuali risvolti privati (benché sia palese che si prediliga l’arena pubblica), rimane ancora insoddisfatta.

Presumibilmente ad opera della vittima del tradimento, infatti, continuano a comparire scritte questa volta direttamente sui muri e ancora una volta del centro storico. Offese rivolte all’adultera non più su carta, forse troppo facile da tirar via, ma in maniera più indelebile.

Senonché adesso i concittadini, gli stessi che prima si schieravano a favore dell’offesa con un “ben le sta” rivolto alla traditrice, non ridacchiano più e rivogliono i muri puliti. Tanto più perché alcuni di questi corrispondono a proprietà privata, e sempre al decoro di tutti.

A tal proposito la legge si esprime dicendo che “chiunque deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui è punito a querela della persona offesa… Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici, si applica la pena della reclusione fino a un anno o della multa fino a 1.032 euro e si procede d’ufficio”.

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