I dettagli dell’interdittiva antimafia alla società Conti Taguali. Le parole di Antoci e Zanna

Cesarò – Mafia dei Nebrodi: interdittiva antimafia all’impresa agricola Conti Taguali srl che detiene circa 1300 ettari di terre, nel territorio di Cesarò, ma di proprietà del comune di Troina.

La società è stata raggiunta dal provvedimento disposto dalla Prefettura di Catania, secondo la quale “sarebbe suscettibile a infiltrazioni mafiose”.

La misura potrebbe portare alla revoca delle concessioni ottenute nel corso degli anni, prima ancora dell’entrata in vigore del Protocollo di legalità del presidente Giuseppe Antoci, oggi divenuto legge di stato, recepito in toto nel nuovo Codice Antimafia. Nel mirino degli inquirenti centinaia di migliaia di euro l’anno ed il controllo di un terzo dei terreni gestiti dall’Azienda Silvo Pastorale di Troina.

Ammonterebbero a tanto gli affari della Conti Taguali srl, impresa agricola attiva nell’area dei Nebrodi che, secondo la Prefettura di Catania: “sarebbe suscettibile a infiltrazioni mafiose, registrata nel 2013, detiene circa 1300 ettari sui Nebrodi, si occupa soprattutto di allevamento di animali con la possibilità di accedere a diverse linee di finanziamento comunitarie”.

“Con l’interdittiva antimafia disposta dalla Prefettura di Catania nei confronti della ditta Conti Taguali – afferma il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci – si libera un altro pezzo di Nebrodi dalle infiltrazioni mafiose. Secondo quanto emerso grazie, all’applicazione del “Protocollo Antoci”, l’azienda sarebbe soggetta ad infiltrazioni e dunque la misura porterà alla revoca delle concessioni, che consentivano introiti milionari di fondi europei”. Così Antoci commenta il risultato dell’operazione, rendendo plauso all’azione investigativa. “Si tratta di un provvedimento che, con la piena applicazione del Protocollo di legalità, mette di fatto fuori gioco la famiglia Conti Taguali, permettendo adesso a giovani ed onesti agricoltori di usufruire dei contributi dell’Unione Europea. Ormai grazie al recepimento del Protocollo nel nuovo Codice Antimafia questo strumento è divenuto patrimonio non solo dei Nebrodi e della Sicilia ma del Paese intero”.

L’amministratore unico dell’azienda è Giuseppe Conti Taguali, 64 anni, rientrante nel novero delle 14 persone, alle quali è stato chiesto il prelievo del Dna perché sospettate di un ipotetico coinvolgimento nell’attentato di stampo mafioso dello scorso 18 maggio, perpetrato ai danni di Giuseppe Antoci. Giuseppe Conti Taguali è fratello di Sebastiano, che ha due cognati, Rosario Bontempo Scavo e Carmelo Bontempo Scavo, entrambi “condannati con sentenza alla pena dell’ergastolo per omicidio e 416 bis”.

Nell’interdittiva  vengono inoltre elencati gli altri membri della società, tra i quali figurano: la moglie di Giuseppe Conti Taguali, Carmela Pruiti,  originaria come il marito di Tortorici, il figlio Signorino Conti Taguali, che “risulta essere arrestato nel 2008 per aver fatto parte di un’associazione per delinquere di tipo mafioso, riconducibile a Cosa Nostra palermitana, operante nella fascia tirrenica della provincia di Messina finalizzata alla commissione di una indeterminata serie di delitti contro il patrimonio, nonché all’acquisizione in modo diretto e indiretto alla gestione e al controllo di attività economiche imprenditoriali ed anche il fratello di Signorino, Gaetano Conti Taguali, condannato a tre anni per estorsione e porto d’armi, e gli altri fratelli che hanno avuto problemi con la giustizia per reati di vario tipo. Il provvedimento è stato sollecitato e voluto dal sindaco di Troina, Fabio Venezia, sotto scorta per la sua lotta alla mafia, come il presidente Antoci, in virtù di una sentenza del  Consiglio di Stato che sancisce l’effetto retroattivo del Protocollo Antoci, ossia la richiesta della certificazione antimafia anche per i contratti già stipulati, come nel caso di specie per la famiglia Conti Taguali. In particolare la III Sezione del Consiglio di Stato del 20 luglio 2016, numero 3300 statuisce che “il contenuto dell’interdittiva vale a precludere la nascita di un rapporto contrattuale tra la stazione appaltante ed i soggetti coinvolti dall’informativa o, ancora , a  paralizzare le sorti di un rapporto già sorto tra le parti”.

Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia: “Il sindaco di Troina, Fabio Venezia, vincitore quest’anno del premio Vassallo, ha revocato a presunti mafiosi 1300 ettari di pascoli che usavano per frodare l’UE.  Ancora una volta Legambiente è a fianco di chi si batte per la legalità. Il premio Angelo Vassallo, promosso da ANCI e Legambiente, ed intitolato al sindaco della bella politica, ha voluto gratificare Fabio Venezia “per aver difeso con coraggio la legalità nella gestione del patrimonio naturale e per la qualità dei progetti di rilancio del territorio e di riqualificazione del centro storico”. Ed il primo cittadino di Troina continua con la sua buona politica a rendere migliore il territorio che amministra. Un esempio da seguire”.

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