Lo scrittore Buttafuco a 98zero su elezioni regionali: “La Sicilia è strabuttanissima”

La Sicilia? “Va da sé, è buttanissima”. Perché il suo impietoso punto di vista Pietrangelo Buttafuoco non intende proprio attenuarlo, neanche in tempo di campagna elettorale.

Le prossime elezioni regionali, nel racconto di Buttafuoco, si mostrano infatti come una grande pupazzata di pirandelliana memoria, se – è pronto a scommetterci – la Sicilia è e resterà una terra ingovernabile.

Ed allora cosa pensare delle grandi manovre già in corso in vista del 5 novembre, nell’election day che lega le ansie della politica nazionale alle scelte dei siciliani?

Che anzi “la Sicilia è strabuttanissima”, si corregge e rilancia lo scrittore e giornalista catanese, osservando rimescolarsi nella corsa a Palazzo d’Orleans le infinite contraddizioni degli apparati politici regionali, alle prese con un rebus ben più impegnativo dello stesso voto: “Si parla tanto di conseguenze sugli equilibri politici nazionali – racconta Pietrangelo Buttafuoco a 98zero.com -, ma la realtà è ben più cruda. Dobbiamo, ahinoi, ricordare che non sarà una nuova campagna elettorale, né tantomento (povero lui!) un nuovo presidente della Regione a salvare questa disperatissima terra. La Sicilia è un granaio elettorale a cui storicamente hanno attinto i partiti di massa – afferma -, su cui si sono giocate sempre le carriere di importanti pezzi del ceto politico. Adesso c’è stato però un ribaltamento e ciò è stato una conseguenza del passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Era quello il momento in cui molto spesso i futuri protagonisti della scena politica nazionale venivano forgiati nelle esperienze della Regione Siciliana. Succedeva per la Democrazia Cristiana ma anche per i principali partiti di opposizione, penso al Partito Comunista. È stata questa anche l’officina da cui ha spiccato una figura forte, importante, carismatica quale fu Rino Nicolosi, a mio giudizio il migliore dei presidenti della Regione, che – ricorda – ha pagato il forte contrasto della nostra terra in termini di carcerazione, malattia e poi morte. Quindi quello della Sicilia è un grumo complicatissimo, oggi un banco di prova di estrema importanza in cui, ad esempio, serve addirittura muoversi ribaltando le dichiarazioni ufficiali. Penso a Matteo Renzi ed Angelino Alfano, che subodorando quella che sarà la sonora sconfitta del Partito Democratico fanno di tutto per cercare di sminuire il significato di questa sfida”.

Sulla scheda elettorale non ci sarà il nome del governatore uscente Rosario Crocetta. Ma nella vicenda del suo passo indietro c’entrerebbe poco lo stesso operato del presidente in scadenza: “Il vero, unico, grande sconfitto di questa partita è Matteo Renzi. Che dire di Crocetta – riflette Buttafuoco – se non che rappresenta soltanto un incidente di percorso, uno che in questa storia si è semplicemente trovato in mezzo. Ricordiamolo che non è stato eletto da chissà quale grande maggioranza dei siciliani, che è arrivato lì grazie ad un trucchetto per cui sono mancati i voti al centrodestra e lui ha potuto spuntarla. Poi ci sarà stato tutto l’aspetto pittoresco della novità, avallato e sostenuto sia dai giornali nazionali che da quelli internazionali – dice, ma di fatti si è trattato di un drammatico bluff che Renzi o chi per lui potevano spegnere immediatamente. Allo stesso modo avrebbero potuto spegnerlo tutti i novanta deputati dell’ARS, che davanti allo stato delle cose in Sicilia avrebbero dovuto dimettersi tutti quanti – tuona – a ruota e procurare uno shock. Quindi Crocetta se ne va, ma il vero sconfitto è il sistema di potere del Partito Democratico in Sicilia”.

In netta controtendenza rispetto allo scenario nazionale c’è piuttosto la rincorsa a personaggi della cosiddetta “società civile”. Micari, Armao, Lagalla hanno rubato la scena ai politici di professione nel toto-candidature: “Più che civici mi sembrano cinici – scherza Buttafuoco-. Abbiamo dei meccanismi di “civismo” per cui ci si organizza dentro un’estetica, un codice, un linguaggio. L’elegantissimo Armao rappresenta i “Siciliani Indignati”: che dire, è davvero divertente individuare l’indignazione nella composta e sobria eleganza di un uomo come l’avvocato palermitano. Sono soltanto degli esercizi linguistici – considera -, non delle scelte che servono a scandagliare la carne viva della politica.

Intanto si ragiona di coalizioni e Pietrangelo Buttafuoco crede che in Sicilia le scelte di campo possano davvero poco: “Per comprendere la logica delle coalizioni basta pensare al vice di Micari, l’eurodeputato Giovanni La Via. È il candidato ermafrodito per eccellenza – definisce così l’esponente di Area Popolare -, che sarebbe andato bene per il centrodestra com’è risultato perfetto per il centrosinistra, che era buono per il re quanto per la regina. E’ infondo la natura stessa di un ceto politico, quale è quello siciliano, che adesso si trova alla fase finale, agli epigoni di una drammatica decadenza. Qui nella prima repubblica si sono formati personaggi che hanno masticato politica nella consapevolezza dei problemi reali, delle esigenze del territorio, penso a Scelba, Mannino. Di recente siamo stati invece lo scenario del 61-0 di Berlusconi, della traversata dello Stretto di Messina a nuoto da parte di Beppe Grillo. Il vero problema – medita – è che non è governabile, questa terra. Qualsiasi candidato vincerà saremo punto e a capo, con l’aggravante di aver ereditato i disastri di Crocetta”.

Alle urne si profila invece un testa a testa tra il Movimento 5 Stelle e lo schieramento del centrodestra unito. La coalizione più larga è proprio quella di Nello Musumeci, che chiede praticamente i voti di tutti presentandosi come il fautore di una nuova “operazione Milazzo”: “La sua è una strategia obbligata. Sondando tre siciliani a caso, tutti e tre – pensa Buttafuoco –  parleranno bene di Nello Musumeci, anche chi non lo vota. E’ difficile che si possa identificarlo in altro modo, come fa Renzi che vorrebbe farlo sembrare un esponente della destra radicale: fa ridere e dimostra tra l’altro che l’ex premier non ha percezione di cosa sia la Sicilia. Musumeci si presenta così perché eredita un’antica esperienza di amministratore in cui non veniva mai percepito come un uomo di parte”.

E ci riprova anche Giancarlo Cancelleri. Candidato per la seconda volta a capo del M5S, potrebbe essere il primo governatore nella storia dei grillini, applicando una strategia già concordata con i vertici nazionali del movimento: “Da quello che ho sentito con le mie stesse orecchie pare che il Movimento 5 Stelle voglia applicare la strategia Detroit. Applicare una “due diligence”, una strategia fallimentare – afferma in riferimento al caso della città statunitense – è a mio avviso l’unica cosa da fare. E d’altronde è l’unico modo per non cadere nella trappola in cui sono caduti a Roma, perché la Sicilia è cento volte più complicata di quanto lo è la capitale. Dico di più, è una vicenda mille volte più delicata – sottolinea – in quanto è l’ingranaggio geopolitico più importante del Mediterraneo e dunque del mondo”.

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