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Villa Smile. Giuliana Scaffidi scrive anche al Vescovo di Patti

Montagnareale – Le ragazze di Villa Smile scappano dalla struttura in cui erano state trasferite. Giuliana Scaffidi non si dà per vinta e chiama in causa anche il Vescovo.

La ribalta mediatica sembra lontana dallo scemare. Giuliana Scaffidi, presidente della Cooperativa a capo della struttura d’accoglienza sita in Montagnareale e chiusa dopo numerose battaglie con l’Amministrazione locale, si rivolge questa volta al Monsignore Guglielmo Giombanco.

Nella lunga lettera aperta che torna a spiegare nel dettaglio la versione della Scaffidi secondo la quale il sindaco Anna Sidoti non avrebbe adempiuto al dovere d’accoglienza delle minori straniere di colore, viene chiamato in causa anche il vescovo.

Il sindaco avrebbe portato alla chiusura della struttura, con il conseguente trasferimento delle 5 ragazze straniere non accompagnate ma – si legge nella lettera – in soccorso delle richiedenti asilo pure la “Chiesa non c’è stata”.

La Scaffidi si riferisce ad un colloquio intercorso con il Vescovo da cui avrebbe ricevuto, prima della chiusura della struttura, sostegno morale ma non fattivo. Nessuna intercessione per provare a salvare le sorti delle ragazze che una volta trasferite “a forza” – dice ancora la lettera – non avrebbero trovato le necessarie cure e attenzioni nella nuova sede sovraffollata portando due delle trasferite a fuggire.

Preoccupata per le sorti di quest’ultime, ora in strada facili prede di sfruttatori, la richiesta che la Scaffidi rivolge al vescovo Giombanco è di prendere spunto dal “fallimento della politica di accoglimento dei migranti”.

La lettera a firma della presidente così chiude: “La prego, reverendissimo Padre, faccia da “Ponte” perché scelte giuste ed umanizzanti siano le fondamenta delle politiche di accoglienza nelle nostre Comunità, perché i nostri fratelli e sorelle abbiano un’accoglienza decorosa e responsabile e per evitare che altri essere umani (come le “mie “ due ragazze scappate dalla struttura di accoglienza) possano cadere nelle mani dei trafficanti di carne umana, spesso nell’indifferenza di tutti e purtroppo di quanti avrebbero la possibilità e l’obbligo morale di impedirlo”.

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