Ferragosto tra fede e folklore. Tusa, Messina e Novara di S.

Mata e Grifone, l’Assunta, la Vara, le candele, i piedi scalzi, e la fede, tantissima fede. Sono questi gli ingredienti di un Ferragosto tutto messinese che vede un tripudio di tradizioni abbracciarsi, tra fede e folklore, in un candido cielo d’Agosto che talvolta non riesce a contenere tutta l’emozione.
Numerosi sono i luoghi dove Maria Assunta è festeggiata, in provincia di Messina. Eppure la madre di tutte le feste, quella sicuramente più conosciuta è appunto la Vara della città dello Stretto.
Possente, maestosa come poche, con una storia alle spalle che racconta tutta una vita di messinesità, la Vara di Maria Assunta, il giorno di ferragosto, puntuale alle 18.30, si affaccia alla sua Messina e parte, da piazza Castronovo, con il primo strappo, al grido di “Via Maria”.
Più di 100 i tiratori in due file, 120 i metri di corda che precedono la Vara e che la trascinano sull’asfalto bagnato di via Garibaldi e via I Settembre. Imponente nei suoi 13 metri e mezzo di altezza e nelle sue 8 tonnellate di peso, il suo inventore pare sia stato tale Radese. Fu invece il genero ad ingrandirla, un certo Matteo Giovannello Cortese e successivamente invece fu migliorata da tale Mastro Jacobo. Una base formata da un reticolo di stanghe a crociera, dai quali vogatori e timonieri dirigono il percorso. Una festa che abbraccia sacro e profano, fede e folklore, cristiano e pagano, in un bagno immenso di folla, dove Lei, l’Assunta, resta la regina indiscussa di cotanto splendore. 1535: è questo l’anno in cui nacque la vara come carro votivo per celebrare l’entrata di Carlo V a Messina. Eppure l’antica Zancle, la città dello stretto, già in epoca precristiana rivolgeva le sue preghiere votive alla regina delle messi, Demetra. Ma volendo ancora di più scavare nel passato, in epoca preistorica, alcuni documenti dimostrano l’adorazione della Dea Madre, origine della vita. Maria Santissima, madre di Gesù entra nel cuore e nelle preghiere della sua Messina con l’invio della Sacra Lettera di protezione: è questo il riferimento primigenio della fede dei messinesi alla Vergine.


Vara, un nome che richiama quello di bara, e che trova riferimento nella teca, posta al basamento della “macchina” contiene il corpo esangue della Madonna. La “macchina”, come i messinesi amano chiamarla, si presenta come un’enorme slitta, che raffigura l’allegoria dell’assunzione: prima il cippo, con la “Dormitio Virginis” (morte della Vergine) e i dodici apostoli; salendo sono raffigurati i “Sette Cieli” (il Paradiso) che l’Anima della Madonna attraversa durante la sua ascensione; quindi, l’universo secondo la concezione tolemaica, ovvero la Terra al centro e il Sole, la Luna e gli altri pianeti ruotanti intorno ad essa. E i raggi, che girano con gli angioletti. E ancora salendo, quasi a raffigurare il paradiso dantesco, il globo terracqueo con le stelle fisse che sostiene altri angioletti (un tempo erano quattro, a simboleggiare le Virtù Cardinali) e, a monte, il Cristo che con la mano destra porge l’ “Alma Maria” (l’Anima della Vergine) all’Empireo, dove c’è la beatitudine e la diretta visione di Dio.
Non meno antica è “A Festa di Menzagustu” di Novara di Sicilia (Messina). Un tripudio di candele sulla Vara, disposte tutt’attorno a lei, l’Assunta, che alle puntuale parte in processione tra i cori degli “Eviva”, intervallati da una voce solista che intona invocazioni alla Vergine. Non scivola questa vara, come quella messinese, ma intreccia una danza che la accompagna per tutto il paese: tre passi avanti e due indietro.
È al suono soave dell’Ave Maria Stella che parte la vara, dal Duomo, sollevata dai suoi portatori che prima stavano inginocchiati ai suoi piedi ad attendere la partenza. Poi il momento cruciale, l’Apoteosi dell’Assunta, che ogni 5 anni viene accompagnata anche da altri simulacri, per l’esattezza. È un tripudio di luci e colori, ma di fede soprattutto.
E poi c’è anche quel comune ai confini con Palermo, Tusa, dove la devozione per l’Assunta trova origine nell’anno 1693, quando i tusani chiesero protezione alla Madonna per il sisma. Tutto ha inizio a Tusa il 13 di Agosto, con la “dormitio Virginis”, ovvero con la processione della Madonna Morta. Il 14, nella Chiesa Madre, viene invece rappresentata l’assunzione in cielo: il fercolo della Vergine viene eretto sullo sfondo di un cielo dipinto con angeli in gloria, su teli sovrapposti. Pare che si tratti di una Sacra rappresentazione risalente ai primi del Seicento, realizzata con trovate scenografiche inventate dalla bottega dei Li Volsi. Un suggestivo gioco di luci e ombre che lascia senza parole. A ferragosto invece Maria viene portata in processione. Tradizione vuole che prima della processione ci sia la cavalcata storica.

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