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L’Asilo Regina Margherita chiude. La protesta della Dott.ssa Scaffidi

Gioiosa Marea – Una dolorosa notizia per tutta la comunità di Gioiosa Marea, in particolar modo per chi in quella struttura non solo è cresciuto anagraficamente, ma anche socialmente e culturalmente: l’ Asilo Regina Margherita, un pezzo di storia di tutta la città di Gioiosa, è prossimo alla chiusura.

L’Asilo Regina Margherita, in tantissimi anni di attività, grazie all’impegno, alla capacità ed alla pazienza delle Suore di Sant’Anna, che lo hanno gestito per moltissimo tempo, è stato fonte di cultura e di apprendimento per centinaia di ragazzi e ragazze, luogo dove con mostre e conferenze e con delle manifestazioni teatrali, nel piccolo teatro all’interno dell’Asilo, si è cercato di elevare il livello culturale e di conoscenze della cittadinanza; è stato anche luogo di studio di pianoforte, musica in genere e bel canto, che hanno stimolato le capacità dei ragazzi maggiormente dotati e predisposti .

Ora, purtroppo, con la chiusura dell’Asilo Regina Margherita,  un pezzo importante della storia e della cultura di Gioiosa Marea se ne va, lasciando alle spalle rabbia e frustrazione perchè senza  memoria della propria storia e della propria cultura, un paese, inevitabilmente, muore.

La Dott.ssa Scaffidi, in questi giorni, ha lanciato un appello alla sensibilità della classe politica e delle Istituzioni, anche religiose – che hanno potestà di intervento e decisionale – affinchè possano ridare alla  Comunità gioiosana la dignità della propria storia e della propria memoria; e proprio per sensibilizzare la cittadinanza e le Istituzioni, ha deciso di manifestare tutta la sua contrarietà alla chiusura dell’ edificio storico, lunedì 21 ottobre in Piazza Mercato, a Gioiosa Marea: “Dalle 09.30 / 10.00 in poi, manifestero’ in piazza Mercato a Gioiosa Marea, per un edificio storico che è l’ Asilo Nido Regina Margherita di Gioiosa Marea. Lo faccio in primis per mettere a conoscenza la cittadinanza tutta e lo faccio ancor di più per puntare i riflettori e sensibilizzare gli Enti preposti, affinché possano pensare di convertire la struttura in altro, che abbia sempre utilità collettiva. La scelta di iniziare da sola nasce dall’ esigenza della richiesta, che non vuole puntare il dito su nessuno, ma porre l’attenzione su un edificio storico di quasi 150 anni che ha dato vita ed è stato da esempio“.

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