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Alluvione Messina, 10 anni dopo

Messina – Dieci anni. Tanti ne sono passati dalla devastante alluvione del 1 ottobre 2009. Ma quello che sembrava un pomeriggio autunnale come tanti altri a Giampilieri si trasformò in morte e devastazione. Trentasette le vite umane sommerse sotto il fango tra Giampilieri, Altolia, Molino, Briga e Scaletta e danni incalcolabili su buona parte della fascia ionica compresa tra Santa Margherita e Itala.

In meno di un’ora da quelle montagne viene giù l’inferno. Giampilieri viene squarciata in due. Tutto si ferma in un clima surreale sotto il rumore scrosciante della pioggia. La gente chiede aiuto. Parte la macchina dei soccorsi, ma la protezione civile riuscirà a raggiungere il centro abitato di Giampilieri solo il giorno dopo. Il fango ha distrutto le strade e chiuso le vie d’accesso al villaggio collinare. Anche la  linea ferrata è un fiume di fango. I soccorritori  lavorano incessantemente su più fronti con oltre 2600 unità di personale impegnate, 22 mezzi aerei. 350 volontari al giorno per 82 associazioni.

Da Giampilieri va via il 48 per cento della popolazione. Gli ospedali si riempiono di feriti. Bisogna pensare a recuperare i feriti, trovare i dispersi, recuperare i corpi. Le strade sono ancora impraticabili. Il fango raggiunge i primi piani delle palazzine. Per giorni si scava, si piange, ci si dispera. Le tv nazionali continuano a mandare in onda le immagini dei paesi colpiti dall’alluvione visti dall’alto.

Una devastazione a cui si deve porre rimedio. Non deve più succedere. Occorre pensare alla messa in sicurezza del territorio. Si passa dalla fase emergenziale alla programmazione della ricostruzione. Vengono spesi 60 milioni di euro in opere di consolidamento e messa in sicurezza del villaggio che diventa un esempio virtuoso di cooperazione e buon funzionamento della cosa pubblica.

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