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Di cosa soffrivano le antiche popolazioni siciliane? Lo rivela uno studio dell’IBAM-CNR di Catania

Sicilia – La nostra storia, la storia degli antichi siciliani, raccontata attraverso lo studio dei loro resti mortali. È questo il nuovissimo progetto, che non conosce precedenti nell’isola, e che nasce  dalla collaborazione di un gruppo di ricercatori delle università di Vilnius, Oxford e Cranfield e dell’IBAM-CNR di Catania.

Tra di loro a coordinare per la Sicilia lo studio paleopatologico sarà Dario Piombino-Mascali, già direttore dell’Osservatorio per il patrimonio mummificato della Regione siciliana con sede a Santa Lucia del Mela e che anni fa ha ricostruito, sempre in terra luciese, il vero volto del Beato Antonio Fraco. L’intento del gruppo studiosi è quello di ricostruire la storia nosologica degli antichi siciliani attraverso l’ispezione, diagnosticare eventuali condizioni patologiche che abbiano lasciato segni inequivocabili sulle ossa, analizzarne lo stress fisiologico correlandoli alle strategie di sussistenza. Lo studio, dal titolo “Salute e malattia in Sicilia”, affronterà un periodo compreso tra il Neolitico e la prima Età Moderna.

 “Abbiamo già completato lo studio di due ampie necropoli – dice il coordinatore siciliano dello studio paleopatologicoDario Piombino-Mascali, che è anche docente di antropologia forense all’ateneo di Messina – e stiamo per iniziare un’ulteriore missione insieme con vari dottorandi e giovani ricercatori estremamente competenti e motivati. Dopo aver schedato i materiali, i dati verranno elaborati attraverso un software specifico che permette di ottenere un indice di salute e valutare attraverso il tempo la presenza di stress biologico e di specifiche malattie tra i campioni in esame

I primi risultati di questo importante progetto multidisciplinare verranno presentati la prossima estate proprio a Vilnius, durante il Congresso europeo di paleopatologia.

Intanto a Paternò la Soprintendenza BB CC AA di Catania, guidata dall’archeologa Rosalba Panvini, ha promosso lo studio paleopatologico dei resti umani pertinenti alla necropoli della chiesa medievale di Santa Maria della Valle di Josafath, nota anche come chiesa della Gangia. I reperti, suddivisi in 56 casse, e pertinenti a tutti i sessi e a diverse età, hanno rivelato interessanti caratteristiche, tra cui la presenza di osteoartrosi, a volte particolarmente grave, la frequenza di malattie metaboliche rappresentate da porosità delle ossa, e un numero di traumi, tanto guariti che inferti in prossimità del decesso, rappresentando, per uno dei soggetti, la probabile causa di morte. La fase di studio successiva, programmata per il mese di gennaio 2020 prevede l’analisi degli isotopi stabili da campioni ossei o dentari per ricostruire la dieta e la provenienza di questo interessante gruppo umano, presumibilmente di origine normanna.

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