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“La malinconia dei nati altrove”, un romanzo che si fa voler bene

Naso – “Ce la misi tutta. Credetemi“. Parole che si inseguono leggere tra loro in un libro che si fa leggere tutto d’un fiato. Parole come fulmini a ciel sereno che nel corso di un racconto sentito di un medico che sta lottando, con umile pazienza, per il suo paziente, sanno colpire dritte al cuore. Empatia del narratore nei confronti di amati e mai dimenticati personaggi (reali, vivi, in costante movimento tra le pieghe dell’anima) e capacità di coinvolgimento, sono solo alcuni degli ingredienti che compongono un volume che definirei prezioso. La malinconia dei nati altrove di Antonino Mazzone (Albatros Editore) è un romanzo che si fa voler bene e restituisce al lettore, che impara presto ad assaporarne ciascuna pagina, gli odori, i profumi, gli spazi e i tempi che sapientemente lo scrittore sa cucire addosso alle storie sue e dei suoi compagni di viaggio.

Frammenti di vita che l’autore ha saputo amare e custodire gelosamente tanto da poterli con naturalezza rievocare e raccontare con una attitudine evocativa e una dovizia di particolari mai scontata la prima né fine a se stessa la seconda. Un paese della provincia di Messina degli anni sessanta, con i suoi abitanti e le vicende ora gioiose, ora tristi, malinconiche ma sempre veraci, di una comitiva di ragazzi con nomi e soprannomi, dalla musicalità ingenua e bizzarra, che si fanno ricordare. Il futuro che incalza, una sicilianità a gocce, presente ma mai invasiva, uomini operosi, cieli meravigliosi, una terrazza con vista mare e le Isole Eolie in lontananza, che sembrano osservare da lontano, quasi discreti e maestosi testimoni, le vicende di questa piccola e fiera comunità nasense. Un tempo che scorre lento come l’acqua che sgorgando dalla fonte con veemenza, infonde, udendone il suo scroscio una piacevole sensazione di frescura nelle torride giornate d’agosto giù al Sud.

Giovani d’altri tempi capaci di godersi le giornate senza risparmio tuffandosi in un mare limpido e ricco di pesci, polpi e saraghi arrostiti sulla brace ricavata dai fuscelli secchi scaraventati dalle onde sulla spiaggia. Ragazzi stipati dentro una Bianchina 500 verde mela di proprietà della Federazione Comunista Provinciale, alla volta di una remota frazione di un piccolo paese nebroideo, con l’incarico, in un misto di goliardia ed improvvisazione, di proiettare una pellicola, in occasione di una festa dell’Unità su di un lenzuolo steso con delle cordicelle ad un ulivo secolare bellissimo. Conitto è l’io narrante (alter ego dell’autore) protagonista di avventure in grado, nella loro disarmante semplicità, di suscitare autentiche emozioni in un continuo ricorrersi di nostalgia, tenerezza e meraviglia.

In questa Sicilia dai colori inimitabili, con i suoi modi gentili e pacati, dotato di una sensibilità straordinaria che lo accompagnerà lungo il corso della vita e della sua carriera professionale su al Nord, attraversando tra un fremito al cuore ed una dose di ironia ( che mai deve mancare ) gli anni della adolescenza, Conitto si ritrova ben presto giovane medico in una Pavia dagli affascinanti toni grigi. Sono gli anni di una intensa crescita umana e professionale, lungo il corso dei quali il nostro perfeziona il suo personalissimo metodo di approccio umano al paziente caratterizzato da capacità di sentir dentro, infondere coraggio non perdendo mai lucidità e speranza.

Un medico che si confronta con storie di vita e sofferenza complesse che possono concludersi negativamente ma anche con una sperata guarigione: quella cosa che per i profani è magari un miracolo , ma che invece, afferma il nostro, è il frutto di un complesso e delicato meccanismo terapeutico in perpetuo aggiornamento. Mazzone ci racconta anche la malinconia, un moto perpetuo di un’anima che ascolta sé e chi sta intorno. Ci prende per mano e con misurata delicatezza ci accompagna a leggere pagine di un passato ( in fondo nemmeno troppo lontanoin cui non sono le macchine che corrono ma gli uomini, ci fa vivere dentro le corsie di un ospedale tra speranze e autentici battiti del cuore dove la sofferenza della malattia diviene elemento da comprendere e rispettare, dove si deve sempre scommettere sulla sinergia indissolubile la tra scienza e amore per il proprio operato.

Il Professore Antonino Mazzone, medico di indiscussi valore e professionalità, è conosciutissimo ed apprezzato su tutto il territorio nazionale nato a Naso e cresciuto nella nostra terra, il suo altrove e da oltre diciotto anni primario Direttore dell’UO di Medicina Interna dell’Ospedale di Legnano e autore di oltre trecento pubblicazioni scientifiche ma questa (non) è un’altra storia.

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