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Corte Schippi Ristorante provincia di messina

Aveva vinto un miliardo di lire. Una “vincita” maledetta. Condannata a 30 mila euro di spese

Messina – La vicenda risale al dicembre del 1998 quando una donna messinese, all’epoca dei fatti al terzo mese di gravidanza, aveva acquistato un gratta e vinci in una rivendita di tabacchi della provincia di Messina. Vince un miliardo di lire ma dopo venti anni di battaglie legali deve anche pagare più di 30 mila euro di spese legale per due gradi di giusizio.

Secondo il Monopolio di Stato il tagliando era contraffatto. La donna aveva trovato “quattro farfalle” grattando la patina che valevano la vincita da un miliardo di vecchie lire. Ma dal sogno ad occhi aperti al risveglio nell’incubo è stato un attimo. Dopo aver depositato in banca il tagliando “vincente” per avviare l’iter della riscossione del premio i Monopoli di Stato comunicato alla “sfortunata” vincitrice che il tagliando risultava contraffatto.

Così cominciano le battaglie legali che durano ben venti anni. La donna non crede alla tesi della contraffazione del tagliando esposta dai Monopoli di Stato anche perché l’inchiesta aperta nei suoi confronti dalla Procura di Roma per truffa si è chiusa con l’archiviazione.

Da qui l’inizio della causa civile seguita dall’avvocato Lettrio Catalfamo. Nel dicembre del 2018 la Corte d’Appello ha rigettato il ricorso alla sentenza emessa dal Tribunale in primo grado nel luglio del 2010. In appello la donna aveva avanzato la richiesta di risarcimento danni subiti. Niente da fare ma oltre al danno subentra adesso anche la beffa. In virtù delle sentenze del Tribunale Civile e della Corte d’Appello le è stato chiesto il pagamento di 32.104,85 euro per le spese processuali.

“La mia vita è distrutta, quello che mi è successo la ritengo un’ingiustizia” ha dichiarato la donna alla Gazzetta del Sud. “Non credo più nella giustizia, questa vicenda, conclude la donna, mi ha rovinato la vita”.

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