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Due condanne ridotte in appello ed una confermata nel processo sull’operazione antidroga “Shuttle”.

Messina – Lucroso traffico di droga  tra l’Albania, la Puglia e Messina, due condanne ridotte in appello ed una confermata,  nel processo  scaturito dall’operazione antidroga ‘Shuttle”.

L’inchiesta scattò,  nel 2015,  quando su un bus di linea, proveniente dalla Puglia, i finanzieri intercettarono un grosso carico di droga, un panetto di cinque chili di cocaina, che se fosse stato smerciato, avrebbe fruttato mezzo milione di euro.

La Corte d’appello di Messina ha concesso le attenuanti generiche a Giacoma Cambria,  accusata di gestire, insieme ai due fratelli,  il grosso traffico di droga tra Messina e l’Albania che passava da Bari, dove la sostanza veniva caricata sui bus a lunga percorrenza diretti in riva allo Stretto.
I giudici messinesi hanno comminato nei confronti della donna una condanna pari a 10 anni e 10 mesi,  in primo grado , il 18 luglio 2018, il gup Tiziana Leanza, in regime di giudizio abbreviato, l’aveva condannata  a 14 anni e 2 mesi di reclusione, riconoscendole il ruolo di ‘promotrice’, del gruppo specializzato nello smercio di sostanze stupefacenti. In appello per Giacoma e Giovanni Cambria, i giudici hanno applicato la cosiddetta ‘continuazione’ con la sentenza di patteggiamento per altre tipologie di reati del novembre 2018 e hanno rimodulato a loro carico le pene complessive calcolando quindi i due procedimenti insieme: 10 anni e 10 mesi di reclusione per Giacoma Cambria, 7 anni per Giovanni Cambria.
I giudici d’appello hanno invece confermato la condanna di primo grado a 7 anni di reclusione per Michele Cambria. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe Bonavita, Salvatore Silvestro e Nino Cacia.  Le  intercettazioni telefoniche ed ambientali permisero di scoprire che dalla Puglia a Messina, ingenti quantitativi di droga (hashish e cocaina), viaggiavano regolarmente sui bus e a tirare le fila di tutto era  Giacoma Cambria, che aveva preso le redini delle attività dopo l’arresto del marito Maurizio Papale, scoperto con 10 chili di hashish nel capannone di casa.
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