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Sversamento di liquami in mare, Irene Ricciardello assolta perché il fatto non sussiste

Brolo – L’imprenditrice Irene Ricciardello, difesa dall’avvocato Nino Favazzo del foro di Messina,  è stata assolta perché il fatto non sussiste: è quanto  stabilito dalla Corte d’Appello di Messina (presidente Alfredo Sicuro, componenti Maria Eugenia Grimaldi e Maria Teresa Arena) ribaltando la sentenza di primo grado, con la quale la stessa era stata condannata dal giudice monocratico del tribunale di Patti, Rita Sergi.

I fatti risalgono al luglio del 2018, quando l’ex primo cittadino di Brolo si vedeva condannata con una sentenza che affermava la sua responsabilità penale a causa di una “condotta marina non autorizzata”. Questa apparteneva al vecchio impianto consortile di depurazione, riferibile al consorzio tra i comuni di Piraino, Sant’Angelo di Brolo e Brolo e non inserita nell’autorizzazione dell’Agenzia della Acque e Rifiuti della Sicilia, proprio perchè in dissuso. Qui una vecchia saracinesca, in quell’inizio d’estate, non trattenne una pur minima parte di rifiuti che finì in mare, come si legge negli atti processuali “imbrattandolo”. Un reato che in un primo momento il sindaco di Brolo avrebbe commesso in concorso con l’ingegner Basilio Ridolfo, responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Brolo. Di fatto in primo grado il tecnico veniva assolto “per non aver commesso il fatto”. Mentre l’allora sindaco, per “quell’omesso controllo” veniva condannato.

Quindi dopo la condanna Irene Ricciardello immediatamente propose l’appello, dove l’avvocato Nino Favazzo, legale di Irene Ricciardello ha “smontato” le tesi che hanno definito quella pronuncia di condanna.

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