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Depistaggio strage Via D’Amelio. Il 19 giugno accertamento tecnico

Messina – La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati alcuni magistrati che facevano parte del pool guidato da Giovanni Tinebra che per primo indagò sulla strage di Via D’Amelio.

Sono adesso indagati per concorso in calunnia, aggravato dall’aver favorito Cosa Nostra. A iscrivere il nome di alcuni pm del pool  sono stati i colleghi della Procura di Messina, titolari dell’indagine che punta a fare luce su presunte responsabilità dei magistrati in quello che è stato definito «tra i più grandi depistaggi della storia italiana».

I nomi dei due magistrati secondo Repubblica sarebbero quelli di Carmelo Petralia e Annamaria Palma. Era stata la Procura di Caltanissetta, dopo la sentenza del Borsellino quater, a spedire gli atti a Messina.

Le indagini sono ripartite per capire chi spinse i falsi pentiti – tra cui proprio Scarantino – ad accusare Salvatore Profeta, Gaetano Scotto, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana e Giuseppe Urso (tutti condannati e poi scagionati) di aver partecipato, a vario titolo, alle fasi preparatorie ed esecutive dell’attentato di via D’Amelio. A processo per calunnia aggravata ci sono tre poliziotti che gestirono Scarantino: il funzionario Mario Bo e gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.

La Procura di Messina dovrà chiarire se ci sono delle responsabilità da attribuire anche ad alcuni pm. I magistrati iscritti nel registro degli indagati hanno ricevuto l’avviso di garanzia perché sono necessari alcuni accertamenti tecnici irripetibili, di cui sono stati avvisati anche le persone offese. Si tratta dell’analisi di 19 cassette su cui vennero registrati una serie di interrogatori.

Trattandosi di intercettazioni di vecchie conversazioni ed essendo i nastri soggetti ad usura del tempo, c’è il rischio di distruzione. Per questo motivo il procuratore di Messina, Maurizio de Lucia, ha chiesto di eseguire l’accertamento tecnico irripetibile e scoprire se ci sono elementi utili alle indagini e dal possibile danneggiamento dei nastri nasce l’esigenza che all’esame partecipino i legali delle persone coinvolte con l’ausilio dei consulenti delle persone offese che sono Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto, Giuseppe Urso e Natale Gambino, condannati nel primo processo sulla base delle dichiarazioni del pentito Scarantino e poi assolti, difesi dagli avvocati Rosalba Di Gregorio e Giuseppe Scozzola. la notizia arriva a pochi giorni dal 27esimo anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. Il 19 luglio 1992, a Palermo, esplose in via D’Amelio la bomba che uccise i magistrato e i poliziotti .

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