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Assenteismo al comune di Ficarra, domani in 18 davanti al gup di Patti. Per 5 archiviazione

Ficarra – Dovranno comparire domani davanti al gup  del Tribunale di Patti, Eugenio Aliquò, pm Giorgia Orlando, i 18 impiegati comunali indagati per assenteismo e, sospesi dall’esercizio  pubblico, da un minimo di un mese ad un massimo di undici mesi, lo scorso aprile.

L’accusa formulata a carico di ventitré persone è di truffa aggravata e continuata ai danni del comune e di false attestazioni. Nel calderone degli indagati, infatti, anche tre dirigenti delle Aree Tecnica, Amministrativa ed Economico-Finanziaria, per i quali si è configurato anche il reato di abuso d’ufficio, poiché avrebbero omesso ogni forma di controllo nei confronti del personale.

C’era chi, durante l’orario di lavoro, andava al mercato, a sbrigare commissioni, dal meccanico o all’ufficio postale. “Già in sede di interrogatorio di garanzia – afferma uno degli avvocati, Domenico Magistro- tutti gli indagati sono comparsi davanti al giudice Molina, confermando quanto già avessero dichiarato allo stesso magistrato, nel mese di marzo, prima dell’emissione della misura cautelare interdittiva della sospensione”.

“Nessuno di essi- riferiscono i rispettivi difensori-  si era infatti avvalso della facoltà di non rispondere, anzi ognuno aveva cercato di chiarire la propria posizione in ordine ai fatti contestati”.

Il collegio difensivo è formato dagli avvocati Francesco Pizzuto, Domenico Magistro, Sandro Giaimo, Rosalba Frandina e Maria Sinagra. Secondo la Procura, dalle risultanze investigative avviate nel 2016 dai carabinieri della  Compagnia di Patti, al comando del capitano Marcello Pezzi, più della metà dei dipendenti si assentava dal lavoro senza timbrare il cartellino: ventitré su quaranta sono accusati di truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente pubblico e di false attestazioni e, si sono visti notificare, lo scorso 5 aprile, dai carabinieri del Comando provinciale di Messina, provvedimenti di sospensione dal servizio, emessi dal Gip di Patti, Ugo Molina.

Quello messo in atto a Ficarra, stando a quanto ha stabilito il giudice, era un “sistema fraudolento e patologico”, ai danni della pubblica amministrazione, sviluppatosi e rafforzatosi nel tempo in un contesto di «anarchia amministrativa», realizzata solo grazie alla complicità fra controllori e controllati. Gli indagati, evitavano dolosamente la timbratura dei cartellini o della scheda magnetica in modo da non far risultare i periodi di assenza e subire le conseguenti decurtazioni retributive. I carabinieri, con l’ausilio di filmati, hanno documentato circa 650 episodi di assenteismo per un ammontare di oltre 200 ore. Uno di essi ha ammesso, durante l’interrogatorio, di aver consentito ai propri dipendenti di agire in base alla “coscienza personale”, un altro non è intervenuto perché “si era sempre fatto così, da almeno trent’anni”.

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