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Gip archivia accuse contro medici Papardo per morte 67enne nel 2017

Messina – Nessuna responsabilità dei medici per la morte di un settantaseienne all’ospedale Papardo nel 2017,  il gip  ha archiviato le accuse.

Il gip del Tribunale di Messina, Tiziana Leanza, accogliendo la richiesta del pm, ha quindi archiviato l’indagine, facendo cadere le ipotesi di omicidio colposo nei confronti di sette colletti bianchi del Papardo, difesi dall’avvocato Lori Olivo, per la morte di Paolo Currò.
L’uomo era stato trasportato al pronto soccorso del nosocomio di Sperone, il 12 aprile 2017. I sanitari gli diagnosticarono una polmonite e fu ricoverato nel reparto di Pneumologia. Il 30 aprile le sue condizioni si aggravarono improvvisamente, tanto da richiedere il suo trasferimento nel reparto di Rianimazione, dove spirerà l’8 maggio, dopo aver lottato otto giorni tra la vita e la morte.
Il figlio Andrea assistito dall’avvocato di fiducia Bonni Candido, decise di indagare sulla condotta dei medici e presentò un esposto- denuncia sui fatti, per accertare la sussistenza di loro eventuali negligenze o responsabilità nel sopravvenuto decesso del congiunto, al  quale al momento del ricovero era stata diagnosticata una polmonite, ma niente lasciava presagire il triste epilogo. Secondo quanto ricostruito il figlio di Currò nella denuncia «… nonostante mi avessero riferito, inizialmente, che trattasi di polmonite, rassicurandomi che lo stato di salute del paziente non destasse particolari preoccupazioni (e su questo presupposto hanno prestato le proprie cure), lo stesso in data 30 aprile si è improvvisamente aggravato tanto da necessitarsi il suo ricovero nel reparto di Rianimazione, dal quale ne è uscito privo di vita». Nell’esposto il familiare affermò ancora: «… ho nutrito forti perplessità sull’operato dei sanitari in particolare del reparto di Pneumologia i quali a mio avviso hanno colposamente tenuto una condotta professionale imperita, negligente ed imprudente che ha determinato l’ingravescenza prima ed il decesso poi del mio congiunto».
Il sostituto procuratore Antonella Fradà  aprì  un fascicolo per fare luce sulla morte di Paolo Currò, spirato al Papardo, dopo essere stato ricoverato per una sospetta polmonite. Il pm iscrisse, come atto dovuto,  sette medici nel registro  degli indagati, dispose l’acquisizione della cartella clinica  ed il compimento dell’esame autoptico, affidato al medico legale Fabrizio Perri. L’ipotesi di reato nei confronti dei sanitari che ebbero in cura il settantaseienne fu di omicidio colposo. Il 13 maggio 2017 fu eseguita l’autopsia sul cadavere dell’anziano, poi la salma fu riconsegnata ai familiari per la celebrazione delle esequie. Gli esiti dell’esame post mortem, compiuto dai consulenti,  furono fondamentali per accertare le reali cause del decesso del settantaseienne, acclarando che i medici si occuparono del paziente correttamente, e che nessuna responsabilità potesse essere loro ascritta  per la morte di Paolo Currò.
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