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Editoriale – Ci sono giornate che ti cambiano la vita ma non vorresti mai vivere. Ciao Sergio

Capo d’Orlando – Ti svegli come tutte le mattine, fai le cose che ogni giorno aprono la tua giornata, ma ci sono albe che preferiresti non vedere, giornate che vorresti tanto non vivere.

Per me, come per migliaia di persone, oggi è una giornata diversa, una di quelle che maledici di dover trascorrere. All’improvviso tornano in mente i tuoi esordi condivisi con Sergio. Sono passati 30 anni ma l’immagine di quei ragazzi che, microfono in mano, erano alla ricerche di notizie nell’era vissuta senza internet, computer e telefoni cellulari rimane sempre ben impressa.

Così ricordi quell’amico tenace, coraggioso e intelligente che ti spiega come fare visto che aveva cominciato un anno prima di te a fare televisione. Erano gli anni della nascita dell’ACIO, degli omicidi sui Nebrodi, delle dirette con Samarcanda e Costanzo Show, degli attentati alle attività commerciali e commissariato di polizia a Tortorici. Anni difficili ma probabilmente non potevano essere più “istruttivi” per chi voleva cominciare a fare il giornalista. Sempre insieme, per oltre 20 anni, uno accanto all’altro. Destino ha voluto che le nostre postazioni fossero sempre una accanto all’altra. Un contatto giornaliero fatto di confessioni, paure, sogni e passione.

In un viaggio a Roma a metà degli anni ’90 abbiamo avuto, io e Sergio, la possibilità di scegliere. Si, sarebbe potuto cambiare tutto nelle nostre vite dal punto di vista professionale. Ma non abbiamo avuto dubbi. Nessun ripensamento. Potevamo riuscire anche nella nostra terra. Potevamo fare giornalismo a casa nostra, raccontare le notizie del nostro territorio. E così fù.

Ad Antenna del Mediterraneo dal 1990 al 2011 siamo stati guidati da diversi direttori. Ricordo Bruno Princiotta, Filippo Nasca, Mimmo Mollica, Pippo Galipò, Nuccio Carrara e Giuseppe Pintaudi. Sono nate amicizie forti, intense, come con Salvatore e Giuseppe Pintaudi, Giuseppe Romeo, Massimo Natoli, tutte persone per bene, ragazzi e uomini onesti che hanno avuto modo di apprezzare le doti di Sergio Granata che ha continuato nella sua missione di raccontare il territorio. Una vera e propria missione in quanto la nostra generazione, ed i fatti ci danno ragione, non è mai stata alla ricerca della visibilità, della notorietà, della fama, ma soltanto della verità, della notizia da raccontare.

Dire oggi che Sergio è stato un professionista esemplare sembra facile e scontato eppure è la verità. Ha sacrificato tanto per la sua scelta di vita, per le sue convinzioni e idee.

Anche dopo che le nostre strade si sono separate dal punto di vista professionale non abbiamo mai smesso di sentirci giornalmente, di aiutarci a vicenda, di collaborare insieme. Da oggi non saprò più con chi condividere le mie incertezze, le mie perplessità, le mie e le sue battute su fatti che spesso sappiamo e raccontiamo. Non oso immaginare la tristezza che avrà colpito il cuore di persone a me sempre molto care come Pippo Ricciardo, Enzo Sindoni, Basilio Gugliotta, Antonio Gori o Salvatore Ioppolo. Se uguale alla mia staranno soffrendo molto e gli sono vicino.

Ma il mio ultimo pensiero accompagnato dall’ennesima lacrima che solca il mio viso voglio dedicarlo a Carol e Samuele. Vi sono accanto per quanto possa servire. Samuele sappi che tuo padre è stato sempre un esempio per noi, da seguire, da ascoltare e ammirare. Certo, avremmo naturalmente voluto continuare a farlo, ma purtroppo non sarà più così. Impossibile farsene una ragione.

Ciao Sergio

Antonio Puglisi

 

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