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Processo Fenapi, De Luca non andava arrestato

Messina – La corte d’appello di Messina ha confermato il proscioglimento parziale deciso in primo grado sulla presunta maxi evasione fiscale da 1.750.000 €. della Fenapi che coinvolge il sindaco Cateno De Luca.

In appello è stato ribadito il no alla configurabilità dell’associazione a delinquere e contestualmente è stato disposto un nuovo rinvio a giudizio per altri due capi di imputazione. La corte d’appello quindi ha rispedito alla procura le contestazioni sui procedimenti parziali che non stati decisi lo scorso luglio. Al centro del processo c’è la Fenapi la cui gestione è alla base di un’inchiesta di procura e Guardia di Finanza.

Nel processo oltre a Cateno De Luca sono coinvolti anche l’ex presidente della FEnapi ed ex sindaco di Alì Carmelo Satta, e i collaboratori Cristina Triolo Floretana Triolo l’ex sindaco di Santa Teresa di riva Antonino Bartolotta il commercialista Giuseppe Ciatto, Francesco Vito, Carmelina Giuseppa Cassaniti Mastrojeni come rappresentante legale del Caf Impresa Fenapi srl e Fabio Nicita. Il collegio d’appello ha quindi confermato la sentenza di proscioglimento emessa nel 2018 negando la nuova richiesta di rinvio a giudizio. Sull’argomento puntuale è arrivata la dichiarazione del sindaco Cateno De Luca che sulla sua pagina Facebook ha sottolineato come il suo arresto non aveva ragione di esistere.

“La corte d’appello ha respinto l’impugnazione che la procura aveva proposto contro la sentenza con la quale il gip mi aveva assolto insieme al presidente del Caf Fenapi, Carmelo Satta e altri dipendenti, dall’imputazione di associazione per delinquere”. Il primo cittadino ha inoltre ribadito come “il gruppo Fenapi era stato sottoposto ad accertamenti continui e penetranti ed io – scrive ancora – fui arrestato l’8 novembre 2017, appena due giorni dopo essere stato eletto deputato regionale. Già il gip o il tribunale della libertà, non solo avevano disposto la mia liberazione ma avevano anche con motivatissimi provvedimenti escluso la configurabilità di qualsiasi reato che potesse condurre all’arresto. La procura aveva ugualmente chiesto rinvio a giudizio, ancora una volta smentita dal gip”.

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