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Parroco mura ingresso della chiesa impedendo accesso ai fedeli. Una provocazione sull’accoglienza

Messina – «Chi cercate?». Questa la scritta che campeggiava ieri sera su un muro di mattoni che impediva l’accesso alla chiesta di Santa Maria della Scala PP gesuiti. Una barriera per quanti ieri notte andavano a visitare i sepolcri.

A ideare questa provocazione è stato padre Felice Scalia, che guida la chiesa. Un modo per richiamare i fedeli ai temi dell’accoglienza e dell’ospitalità. Per entrare si doveva seguire il percorso illuminato da tante candele che lungo in tragitto interrogava il fedele «chi cercate? Ero straniero, mi hai accolto?». Alla fine del percorso arrivati in chiesa dopo aver passato in rassegna delle foto accompagnate dalla didascalia «muro di razzismo» c’erano due ragazzi migranti che distribuivano pane. «Siete stati accolti da chi noi non abbiamo accolto» ha precisato padre Scalia «e il muro è la provocazione per riflettere sull’accoglienza e l’ospitalità che noi offriamo agli altri. Sappiamo demolire muri separatori tra noi, posti come barriere con gli altri, in famiglia, nella società? Siamo realmente accoglienti? Sappiamo essere disinteressatamente ospitali?».

A dare una speranza era la sorgente di luce retrostante il muro, ma comunque sempre percettibile tra gli interstizi dei vari. «È una luce che, pur ergendosi verso il cielo, non ci abbandona mai rendendosi sempre visibile all’essere umano».

Dentro la chiesa i fedeli sono stati invitati a prendere una candela, accenderla e propagare «quella piccola fiammella fino a farla diventare, insieme alle altre, forte fascio luminoso di speranza».

Foto fornita da stampalibera.it

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