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Dietro l’arresto di Gaetano Barbera la sua volontà di “organizzarsi” procurandosi una pistola

Messina – Nelle 13 pagine dell’ordinanza siglata dal gip Tiziana Leanza c’è spiegato il perché dell’arresto di Gaetano Barbera. L’uomo dal 2013 aveva cominciato la sua collaborazione con la giustizia, ma gli inquirenti ai quali in questi anni ha fornito numerose e attendibili dichiarazioni grazie alla squadra Mobile hanno scoperto che era entrato in possesso di una pistola mentre si trovava in una località protetta.

Una 7,65 che gli aveva portato la sorella Maria dopo che lo stesso era venuto alle mani con alcuni criminali locali per difendere un suo amico al quale era stato sottratto un orologio. L’intervento di Barbera era stato tale che il giorno dopo gli avevano restituito l’orologio. Ma in vista di possibili ritorsioni aveva preferito “organizzarsi”.

Così ha spiegato alla sorella: «Non ti preoccupare, non ne faccio minchiate… facciamo stemperare, poi se ci dobbiamo fare pace, facciamo pace, stai tranquilla, gli ho detto, non ti preoccupare. Perché se li capito per strada, pure che sono in due non ho problemi perché li affronto, perché non è che sono scemo, esco sempre organizzato… Però il problema qual è, che se io sto troppo in un posto a fare una rissa, per dire, se sono due o tre come fare, non puoi dare due pugni te ne vai… e viene la questura, viene… A me mi chiudono e non me lo posso permettere… È meglio che vado di nascosto, di sera, comunque, dovunque sono, ne butto tre, quattro a terra».

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