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Mons. Giombanco, il vescovo che traduce il messaggio di Natale in atti concreti

Patti – Quel messaggio di Natale che invita all’azione, e il vescovo è il primo a dare il buon esempio.

«Oggi c’è crisi di speranza, perché vi è deficit di solidarietà e amore»: è uno dei passaggi salienti del messaggio diffuso dal vescovo della diocesi di Patti, mons. Guglielmo Giombanco, in occasione delle festività natalizie. Un messaggio che invita a vivere il Natale concentrandosi meno sulle «stelle folgoranti dell’albero» e maggiormente su «un’umanità profondamente segnata dalla sofferenza».

L’umiliazione dei poveri, il rifiuto dei fratelli migranti, l’angoscia interiore dei giovani senza prospettive di lavoro, il disagio dei padri di famiglia di fronte alle difficoltà economiche, il travaglio dei datori di lavoro che non sanno come garantire un futuro ai propri dipendenti e la sofferenza degli ammalati, aggravata dalla mancanza dei necessari servizi sanitari. Ecco la summa di un «fardello pesante» con cui si è costretti a convivere anche alle nostre latitudini. Non a caso il lavoro, la povertà, la disoccupazione giovanile e la malasanità rappresentano i punti cardine di un messaggio che contiene al suo interno una lucida analisi delle reali difficoltà in cui oggi versa l’intera diocesi, a partire dalle aziende e dalle strutture sanitarie del territorio in cui il vescovo si è di recente recato in visita.

«Oggi il cristiano – riflette mons. Giombanco – non può rispondere all’uomo bisognoso di aiuto con l’’indifferenza, che è la prima nemica della speranza. Ma è necessario avvicinarsi ai luoghi di un’umanità sofferente che chiede amore, solidarietà e impegno responsabile». E a proposito di impegno e solidarietà, il primo esempio concreto è giunto proprio dal vescovo attraverso l’inaugurazione, domenica 23 dicembre, della Casa Diocesana di Accoglienza “Sacra Famiglia”. L’ex albergo di via Dante Alighieri diventerà una struttura di accoglienza per i familiari dei pazienti ricoverati al Barone Romeo di Patti. «Alla Chiesa – è il commento di mons. Giombanco – non interessa il profitto economico. Non è compito nostro creare strutture per fare soldi, ma è compito nostro fare profitto evangelico tenendo conto dei bisogni delle persone. L’idea della casa di accoglienza per familiari di persone ricoverate al Barone Romeo è nata visitando i reparti dell’ospedale. Qui ho incontrato persone provenienti dagli angoli più remoti della nostra diocesi, le quali non facevano rientro a casa per poter stare il più possibile accanto ai loro cari. Ma non tutti posso permettersi un albergo; per questo, in sintonia con la Caritas, ho deciso di trasformare la “Sacra Famiglia” in una casa di accoglienza gratuita».

A farsi carico delle spese di manutenzione sarà la diocesi, mentre la gestione della casa sarà affidata a tre suore dell’Istituto delle Francescane Insegnanti del Terz’Ordine Regolare di San Francesco. «Niente di straordinario, stiamo solo facendo il nostro dovere: annunciare il vangelo con gesti concreti. Ma le autorità politiche preposte alla sanità regionale devono fare la loro parte. Se noi apriamo una casa di accoglienza per parenti di ricoverati, loro – ha concluso il vescovo – dovranno impegnarsi a non chiudere i reparti dell’ospedale».

(L’ex hotel “Sacra Famiglia”)

 

 

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