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Donati trecento chili di cibo per i randagi di Patti

Patti – Donazione straordinaria dell’A.i-p.a.e. con trecento chili di cibo per i randagi ospiti dei box comunali.

Grazie all’impegno concreto dell’ A.i.p.a.e. (Associazione internazionale pianeta animali ecozoofila) i 26 cani randagi custoditi nei box comunali di contrada Belfiore avranno a disposizione circa 300 chili di cibo tra crocchette e carne in scatola.

Gli animali, tutti sterilizzati e microchippati dal comune di Patti, erano a stomaco vuoto ormai da più di due giorni a causa del continuo deficit di risorse economiche di cui soffre l’ente di Palazzo dell’Aquila. A lanciare l’allarme sono stati i volontari locali di A.i.p.a.e. e dell’associazione Animalisti siciliani ambiente, nelle persone di Aurora Furnari e Daniela Lotito, che hanno contattato la sede nazionale dell’A.i.p.a.e. di Roma per ottenere un aiuto concreto.

E la risposta non si è fatta attendere: nell’arco di pochi giorni l’efficiente macchina organizzativa dell’associazione animalista è riuscita ad inviare in Sicilia un furgone carico di 300 chili di cibo da destinare ai randagi di contrada Belfiore, i quali vengono giornalmente accuditi dai pochi volontari pattesi che spendono tempo, denaro ed energie per rendere più dignitosa la vita dei loro amici a quatto zampe.

«Questi trecento chili – affermano Aurora Furnari e Daniela Lotito – basteranno per circa quindici giorni, poi dovremo trovare altre soluzioni per cercare di sfamare queste povere bestiole. Intanto ringraziamo il presidente A.i.p.a.e. Gianni Monacchia e tutti i volontari per la generosità dimostrata e per la tempestività con cui ci è stato fornito questo preziosissimo aiuto».

Tuttavia, al netto di questo piccolo ma significativo traguardo raggiunto, rimane sullo sfondo il solito problema: «Ci occupiamo giornalmente di pulire i box, accudire i cani e gestire le adozioni, ma la situazione – affermano Furnari e Lotito – si fa sempre più critica. Ci carichiamo sulle spalle un lavoro enorme, ma le risposte che giungono dal Comune non sono, purtroppo, affatto adeguate alla reale portata del fenomeno».

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