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Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’uomo accusato dell’incendio al ristorante “La Pineta”

Piraino – Si è avvalso della facoltà di non rispondere il quarantaduenne brolese arrestato lo scorso 30 novembre con l’accusa di incendio aggravato, ritenuto responsabile del rogo che distrusse il ristorante “La Pineta” di Piraino.

Ieri mattina, ha avuto luogo l’interrogatorio di garanzia di Vincenzo Albino, recluso nel carcere di Barcellona, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale Patti, Eugenio Aliquò, su richiesta del pm, Alessandro Lia. L’uomo, che deve inoltre rispondere dei reati di atti persecutori ai danni dei proprietari dell’esercizio di ristorazione e violenza privata in concorso con altre due persone, denunciate a piede libero, non ha risposto alle domande del giudice. L’inchiesta fu avviata il 22 maggio scorso a seguito dell’incendio che devastò completamente la struttura, provocando danni per circa 100 mila euro. Le indagini compiute dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Patti, al comando del capitano Marcello Pezzi, portano all’individuazione dell’uomo, il quale, qualche settimana addietro, insieme ad un complice, aveva avvicinato il figlio del titolare Angelo Maniaci, ed un amico di questi, accusandoli di avere dato alle fiamme una baracca in lamiera di un suo amico, sita nelle vicine campagne. In quella circostanza Albino minacciò pesantemente i due giovani che negarono di essere responsabili. Nell’ordinanza siglata dal Gip, si legge tra l’altro, come “ Albino sarebbe stato animato da un assoluto senso di impunità , sfacciatamente ostentato alle sue vittime, con una considerazione pari a zero per le autorità competenti militari e civili”. Dalle risultanze investigative è emerso che il brolese si sarebbe inoltre rapportato con le vittime evocando figure di maggiore spessore criminale, come la ‘ndràngheta, presumibilmente nel tentativo di affermare un proprio controllo sul territorio, tanto da utilizzare un marcato accento calabrese quando rivolgeva intimidazioni ai suoi interlocutori.

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