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“Miracolo” il martirio dell’essere umano che tra luci ed ombre evoca la tragicità della vita di Giuseppe Massa

Messina – Scritto e diretto dall’attore, regista e drammaturgo palermitano Giuseppe Massa. Con Gabriele Cicirello, Paolo di Piazza e Glory Arekekhuegbe. Produzione A. C. “Sutta Scupa”.

Il plot drammaturgico si sviluppa attorno al tema di una sepoltura irrisolta. Il cimitero della città è stracolmo. Due fratelli becchini incaricati di seppellire decorosamente un migrante, per tutta la kermesse teatrale compiono un viaggio nei meandri più oscuri e più tragici della coscienza umana: come liberarsi a tutti i costi   dello “sporco invasore” senza rischiare di essere scoperti e allo stesso tempo facendo i conti con quell’essenza che ontologicamente fa parte degli uomini e li rende umani. La pietà. Pietà che evoca l’amore, la compassione e il rispetto per l’altro.

Il teatro di Giuseppe Massa è un inno alla tragicità della vita. Questo teatro visionario è permeato da un forte intento di integrazione socioculturale con quella realtà che ancora oggi fa paura e crea scompiglio: l’emigrazione. Al “diverso” si guarda ancora con cieca indifferenza, con paura e discriminazione. Questo è il tema che accomuna l’intera produzione teatrale del regista palermitano. Come nei precedenti Fuoco in Chorus (debutto 1 luglio 2015 ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo) prodotto nell’ambito del progetto MultiMondi realizzato da A. C. “Sutta Scupa” e Antigone Power progetto vincitore del bando “ MigrArti spettacolo 2018” indetto dal MiBACT  ( debutto 24 luglio 2018 ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo), anche quest’ultima opera, rappresenta un monito per la società.

“Il mio è un teatro politico, un teatro emozionale, in cui si preferisce l’aspetto emotivo a quello meramente tecnico o stilistico e credo che attraverso queste armi si possa arrivare a tutti”, così si esprime Giuseppe Massa.

E Miracolo è una totale immersione nel misticismo, nell’irrisolto e irrisolvibile rapporto tra bestialità umana e immanenza divina. L’embrione del testo è maturato all’interno della residenza creativa Write 2016 che coinvolge drammaturgi siciliani ed europei all’interno del monastero di Mandanici (Me). In seguito a maggio di quest’anno la compagnia visita l’Oratorio di San Lorenzo di Palermo. “E proprio questa permanenza, continua il regista, ha influito tantissimo, la violenza dello spettacolo ha incontrato l’eleganza di questo oratorio barocco, biancheggiato dagli stucchi del Serpotta e ha fatto in modo che nell’opera venisse usato Scarlatti, un musicista barocco che crea nello spettacolo un’atmosfera onirica”.

In un dialetto stretto intriso di quell’espressività che solo un linguaggio vernacolare può filtrare, i due protagonisti in un tripudio di luci e suoni danno vita ad uno spettacolo forte, duro, che travalica i limiti del grottesco e a tratti diverte con un’ironia che nasconde un disagio feroce. Non c’è, infatti, nella vicenda di cui sono protagonisti i due fratelli becchini una soluzione che risparmi la brutalità. Dal buttarlo al mare, al ridurlo “a piddicchi a piddicchi” o ancora al trasportarlo nel paese accanto per svincolarsi dall’onere della sepoltura, tutte le pensano, ma nessuna mettono in pratica.  L’acme si raggiunge quando l’impossibile diventa possibile: il morto è resuscitato e va compiaciuto con canti e danze per convincerlo a morire altrove. È la follia, la disperazione dell’uomo che non trova pace interiore ed è addirittura disposto a credere ciò che gli fa comodo: il miracolo della resurrezione. Ma anche questo tentativo fallisce. In una continua ricerca di un messaggio divino che possa aiutarli in questa tragica vicenda, alla fine desistono dai loro intenti disumani. Non riescono nemmeno ad “ammazzare un morto”. E invece di scappare con il rischio di volare e morire su Marte o su un altro pianeta, decidono di voler essere alberi che muoiono bruciati. Essere dunque una commistione di cielo e terra, di sacro e profano, di unicum con la vita e con la morte che ciclicamente si rincorrono.

Un successo dello scorso week end al teatro “Clan off” di Messina.

Prossime repliche: 18 Novembre “Zò Culture Contemporanee” Catania, 29-30 Novembre “ TMO Teatro Mediterraneo Occupato” Palermo, 01 Dicembre “Va  teatro di Naso” Naso (ME).

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