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Fondi europei per la Sicilia, Michela Giuffrida indica le strade da seguire

Mirto – Si è svolto Venerdì 7 Settembre, presso la Sala delle Capriate del Museo del Costume e della Moda Siciliana, l’incontro “I fondi europei a sostegno delle città. L’Europa che lavora per la Sicilia” con la presenza dell’eurodeputata Michela Giuffrida.

Michela Giuffrida, componente della Commissione Sviluppo Regionale e Agricoltura del Parlamento Europeo, ha indicato le strade da seguire, per il corretto utilizzo dei fondi europei in Sicilia, e hanno preso parte al dibattito Sindaci, amministratori e operatori della zona dei Nebrodi.

Sono intervenuti durante l’incontro il Sindaco di Mirto Maurizio Zingales e la stessa Michela Giuffrida. Il primo cittadino mirtese Zingales ha spiegato come siamo distanti dal resto dell’Europa, per l’utilizzo delle risorse che l’Unione ci mette a disposizione, e il nostro territorio non è riuscito nell’intento di rilanciarsi.

Michela Giuffrida ha affermato di essere felice di ritornare nel Museo di Mirto, che aveva visitato già anni fa e ha ricordato come sempre si è messa in contatto con gli amministratori locali, in quanto essi vivono a stretto contatto con i cittadini e conoscono le problematiche del territorio. L’eurodeputata Giuffrida ha poi fatto notare come l’Unione Europea ogni anno concede alla Sicilia un PSR di 2 miliardi e 200 milioni, e un FESR da 4 miliardi. I problemi che riguardano la Sicilia sono di programmazione e di bandi. La colpevole non è l’Europa, perché l’Europa mette i soldi per farci vivere meglio e incrementare l’occupazione in Sicilia. Negli altri 27 paesi membri dell’Unione, a differenza dell’Italia, le cose funzionano in modo diverso. In Romania, ad esempio, hanno rinnovato il paese con i fondi europei, hanno costruito le strade e le ferrovie. In Olanda, nelle zone poverissime, hanno costruito gli insediamenti industriali. Si registra uno sviluppo anche in Polonia. L’Europa fornisce all’Italia annualmente 74 miliardi di euro per la programmazione. Michela Giuffrida ricorda come i Piani possano essere nazionali o regionali, mentre i bandi possono essere diversi. Un Piano può prevedere una strada più facile, che è quella del bando diretto; si crea un rapporto diretto tra il beneficiario e chi deve seguire le pratiche. Il bando diretto nell’agricoltura è una manna dal cielo, le altre nazioni lo usano. Il problema del bando diretto è l’approccio culturale, un approccio tutto siciliano che vuole utilizzare questi fondi europei per finanziare delle sagre, mentre invece si deve realizzare un progetto pilota. L’Europa si occupa di grandi progetti, che possono cambiare la vita della persona e la vita economica della città. Il bando è in inglese e il Comune deve avere un funzionario che possa fare la traduzione e, se non c’è, deve fare rete con il comprensorio. Il bando diretto ha più chance per attecchire, se ti metti insieme in rete ad altri territori.

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