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Ficarra: in 5 sono tornati in servizio al Comune. Rigettati tutti i ricorsi dei “furbetti”

Ficarra – Rigettati dal Riesame tutti i ricorsi presentati dai diciannove dipendenti del comune di Ficarra, indagati per assenteismo e, sospesi dall’esercizio  pubblico, da un minimo di un mese ad un massimo di undici mesi.

L’accusa formulata a carico di ventitré persone è di truffa aggravata e continuata ai danni del comune e di false attestazioni,  tra questi anche tre dirigenti delle Aree Tecnica, Amministrativa ed Economico-finanziaria, che rispondono dei reati in concorso materiale con gli altri indagati, in ragione dell’omissione di ogni forma di controllo nei confronti del personale. I dipendenti finiti sotto inchiesta evitavano la timbratura dei cartellini o della scheda magnetica in modo da non far risultare i periodi di assenza dal lavoro e subire le decurtazioni di stipendio. Il Tribunale del Riesame ha confermato tutti i provvedimenti, emessi dal Gip Pattese , Ugo Molina, cinque dipendenti, colpiti dalla sospensione, sono già tornati in servizio, adesso si procede verso la conclusione delle indagini. L’operazione scattò lo scorso 5 aprile e fu eseguita dai carabinieri della compagnia di Patti, di concerto con i colleghi della locale stazione. Il collegio difensivo è formato dagli avvocati Francesco Pizzuto, Domenico Magistro, Sandro Giaimo, Rosalba Frandina e Maria Sinagra . Nel complesso gli inquirenti hanno acclarato 650 assenze arbitrarie, per un ammontare di oltre12.500 minuti.  Il 5 novembre 2016, a seguito di segnalazioni di alcuni testimoni , i carabinieri della locale stazione e della compagnia pattese, avviarono l’indagine,  predisponendo servizi di osservazione e pedinamento dei lavoratori sospettati di assenteismo, poi ottennero dal pm l’autorizzazione per l’installazione di impianti di videosorveglianza. Una telecamera fu posizionata all’interno del municipio, nel corridoio, in cui si trova l’unico lettore del badge ed un’altra fu collocata all’esterno per monitorare gli ingressi e le uscite degli impiegati. I militari hanno accertato  l’esistenza di un vero e proprio “sistema fraudolento e patologico” ai danni della pubblica amministrazione, sviluppatosi e rafforzatosi nel tempo in un contesto di “anarchia amministrativa”, laddove l’azione dei pubblici dipendenti era svincolata da qualsiasi forma di controllo ed il doveroso rispetto delle regole veniva abbandonato alla discrezione ed all’arbitrio dei singoli. “Un vero e proprio sistema di malaffare- scrisse il Gip nell’ordinanza-  che per i suoi caratteri di pervasività e diffusione nel contesto amministrativo del comune nebroideo, non poteva che realizzarsi e reggere nel tempo attraverso atteggiamenti di granitica complicità tra i singoli indagati ed in particolare tra coloro che avrebbero dovuto esercitare funzioni di controllo e coloro che avrebbero dovuto essere i controllati,  il tutto per perseguire personali ed illeciti benefici, in un clima di cronico disinteresse per le funzioni pubbliche svolte e di totale assenza di senso del dovere”. Tutti i dipendenti sospesi, anche quelli rientrati in servizio, restano indagati in attesa della conclusione delle indagini.

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