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Rete ospedaliera area Tirreno-Nebrodi, secondo Snami e Ugl “macroscopica anomalia”

Patti – «Una macroscopica anomalia, unica in tutta la Sicilia». Netto il giudizio espresso da Snami Messina (Emergenza sanitaria territoriale) e dall’Ugl relativamente alla riorganizzazione sanitaria lungo la fascia tirrenico-nebroidea.

Dopo la predisposizione della prima bozza di revisione della rete ospedaliera, secondo le due organizzazioni sindacali, il provvedimento, non ancora definitivo, penalizzerebbe proprio l’utenza della provincia di Messina, lasciata priva di ospedali di I livello. «Già dalla semplice analisi grafica delle distanze e dei tempi di percorrenza – evidenziano il referente Snami Messina Marcello Savasta e il segretario “Ugl Sanità Messina” Antonino Sciotto – si nota come sia fortemente penalizzato il territorio tirrenico e nebroideo, unica zona “rossa” in tutta la Sicilia. Un territorio costiero e montano vastissimo, che si estende – ricordano i due – da Tusa a Barcellona e conta circa 250.000 residenti, a cui si aggiunge un elevatissimo flusso turistico stagionale».

Inspiegabile, secondo Savasta e Sciotto, il depotenziamento dell’Ospedale Barone Romeo di Patti, già voluto dal precedente governo, che avrebbe fatto sì che si palesasse, anche geograficamente, una «macroscopica anomalia, unica in tutta la Sicilia». Negativo anche il giudizio sull’intera rete ospedaliera della costa tirrenica e nebroidea, dotata di semplici ospedali di base (S. Agata Militello, Patti, Barcellona) o disagiati (Mistretta) e «privi di specialistiche essenziali».

Dall’analisi della tabella relativa ai posti letto e alle unità operative assegnate complessivamente all’Asp di Messina, si evincerebbe inoltre la totale mancanza di posti letto in gastroenterologia. «Ciò – affermano i rappresentanti di Snami e Ugl – rende ancora oggi impossibile l’attivazione della rete tempo-dipendente per le emorragie digestive, ponendo a serio rischio la vita della popolazione e di difficile gestione le emergenze gastroenterologiche sul territorio».

Di difficile interpretazione, inoltre, sarebbe l’assegnazione per l’Asp di Messina di soli 12 posti letto di urologia (attualmente presenti presso il presidio di Taormina) e di 10 posti letto di neurologia (attualmente presenti presso il presidio di Barcellona, privo però di Stroke unit di I livello): «Si ritiene – incalzano Savasta e Sciotto – che l’assenza di un’unità di Urologia e di una Stroke Unit di I livello a copertura della fascia tirrenica sia insufficiente a garantire i “Lea” per la popolazione, privata di assistenza specialistica in caso di emorragie dell’apparato urinario, e ben lontana dalle Stroke Units di I e II livello, tutte concentrate dal precedente governo Crocetta esclusivamente nel capoluogo messinese».

Da qui l’auspicio che l’attuale governo siciliano, insieme alla classe politica messinese, possa provvedere a una tempestiva «correzione della bozza», a partire dal ripristino a Dea di I livello del presidio di Patti, unitamente alla «costituzione di un’unità di Gastroenterologia Endoscopica, di una Stroke unit di I livello e di un servizio di Urologia, a tutela – concludono i due sindacalisti – della salute di un’utenza che ha il diritto di godere degli stessi livelli di assistenza garantiti sul resto del territorio siciliano».

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