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Ammessa come parte civile la Codacons nel processo “Gamma Interferon”

Patti – Al via, al Tribunale di Patti, l’udienza preliminare a carico dei 46 indagati nell’inchiesta “ Gamma Interferon”, ammessa la costituzione di parte civile della Codacons.

L’operazione scattata all’alba del 14 dicembre 2016, su abigeati, macellazioni clandestine e false certificazioni nei controlli del bestiame sui Nebrodi, coordinata dal vice questore aggiunto Daniele Manganaro, dirigente del commissariato di Polizia santagatese, portò all’esecuzione di 33 misure cautelari, spiccate dal Gip pattese.

Dopo un precedente rinvio per eccezioni formali il Gup Eugenio Aliquò, in via preliminare, sulle contestazioni avanzate dagli avvocati Salvatore Giannone, Antonio Di Francesco, Carmelo Occhiuto, Alberto Gullino e Marilena Bonfiglio, ha escluso la costituzione di parte civile delle associazioni Codici Onlus e Codici Sicilia ed ha ammesso la sola costituzione di parte civile della Codacons.

A seguito della produzione documentale di alcune difese, il pm, Francesca Bonazinga, ha concluso per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, ad eccezione dell’imputato Gaetano Liuzzo Scorpo   , per carenza nella formulazione dell’imputazione. In aula si sono susseguiti gli interventi di alcuni dei numerosi difensori presenti. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 12 luglio prossimo per la prosecuzione degli interventi degli altri avvocati atteso l’elevato numero di imputati. Il Gup Eugenio Aliquò dovrà pronunciarsi sulle richieste di rinvio a giudizio depositate a settembre dal pm Luca Melis che ha contestato agli imputati, a vario titolo, ben 132 capi d’imputazione che vanno dal furto all’uccisione di animali, dalla ricettazione alla adulterazione, detenzione e commercio di sostanze alimentari nocive, alla diffusione di malattie infettive, tra cui la tubercolosi, sino alla truffa ai danni dell’Agea. Nei confronti di 27 degli imputati è stato anche contestato il reato associativo.

Hanno scelto il giudizio immediato, che sarà celebrato il prossimo 28 settembre, Filadelfio e Luigi Vieni, e Carmelo Gambino, tutti e tre difesi dall’avvocato Giuseppe Mancuso. Secondo le ipotesi investigative, gli indagati, “avrebbero  costruito una vera e propria filiera illegale nel commercio delle carni con evidente e indebito vantaggio economico”. Tra loro anche alcuni veterinari in servizio all’Asp.

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