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Sequestro beni a Turi Catania, Antoci: “Adesso avanti anche nelle altre regioni”.

Roma – “L’operazione di sequestro dei Beni a Salvatore Catania detto Turi, arrestato il 14 febbraio 2017 insieme ad altri presunti esponenti delle famiglie mafiose di Cesarò e Bronte, è un ottimo segnale di prosecuzione nel ripristino della legalità sul fronte della lotta alla mafia dei terreni” – dichiara Giuseppe Antoci ex Presidente del Parco dei Nebrodi e Responsabile Nazionale Legalità del PD .

Ricordiamo che Turi Catania venne arrestato, insieme ad altri otto soggetti coinvolti a vario titolo, per aver tentato di aggirare il Protocollo Antoci ed oggi, in esecuzione del decreto emesso dal Tribunale Etneo ed operato dai Carabinieri dei Ros di Messina e Catania, gli vengono sequestrati i beni. Tutto ciò dimostra, in maniera chiara, che l’attivazione delle procedure messe in essere con il “Protocollo di Legalità”, costruito sui Nebrodi e diventato il 27 settembre scorso Legge dello Stato, colpisce in maniera forte gli affari delle mafie sui Fondi Europei dell’Agricoltura riportando allo Stato il mal tolto attraverso l’esercizio proprio dei sequestri finalizzati alla confisca.

Tanti mafiosi da anni – continua Antoci – lucravano milioni di euro di Fondi Europei per l’agricoltura, intimidendo agricoltori e allevatori per farsi cedere i terreni, come ha dimostrato proprio l’operazione del febbraio 2017 che ha tratto in arresto Salvatore Catania e gli altri 8 soggetti e dove tutto ruotava, appunto, attorno alla violazione del Protocollo di Legalità”.

La corte dei Conti ha già emesso centinaia di sentenze in cui si condannano esponenti di spicco di cosa nostra a restituire quanto ottenuto dai fondi comunitari destinati all’agricoltura.

Sono dunque tante le famiglie mafiose che hanno ottenuto in questi anni contributi europei – continua  Antoci – nonostante molti dei loro esponenti si trovassero addirittura in carcere o fossero già condannati. E’ mancato il coraggio e il controllo nell’assegnazione e nell’erogazione dei fondi. Saranno tante, in Sicilia e nel Paese, le altre operazioni di servizio che, con l’applicazione del nuovo codice antimafia che ha recepito in toto il Protocollo di Legalità, porteranno non solo al sequestro dei beni di tanti mafiosi, ma anche alla conseguente confisca. Inizierà così un processo di restituzione allo Stato di tutto ciò che le mafie anno lucrato in questi anni e, soprattutto, un processo di restituzione ad allevatori ed agricoltori onesti di una parte di dignità che in questi anni si sono visti scippare”.

Il mio ringraziamento e i miei complimenti alla DDA di Catania e al suo Procuratore Carmelo Zuccaro, ai Carabinieri dei Ros di Catania e Messina e al Comando Provinciale di Messina che, ancora una volta, attraverso l’affermazione della forza dello Stato, hanno ristabilito ordine e sicurezza dando soprattutto coraggio ai tanti onesti cittadini che devono fare della denuncia ai soprusi dei mafiosi l’unico modo civile per combattere questa piaga – conclude Antoci.

 

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