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Assenteismo Ficarra. Conclusi gli interrogatori

Ficarra – Conclusi gli interrogatori di garanzia davanti al Gip del Tribunale di Patti, Ugo Molina,  dei 23  dipendenti del comune di Ficarra, indagati per assenteismo e 19 dei quali sospesi dall’esercizio  pubblico, da un minimo di un mese ad un massimo di undici mesi.

L’accusa formulata a loro carico è di truffa aggravata e continuata ai danni del comune e di false attestazioni, nel calderone degli indagati anche tre dirigenti delle Aree Tecnica, Amministrativa ed Economico-Finanziaria, per i quali si è configurato il reato di abuso d’ufficio, per omessa vigilanza, poiché avrebbero omesso ogni forma di controllo nei confronti del personale.

Da ieri mattina, sino al pomeriggio- afferma uno degli avvocati Domenico Magistro- tutti gli indagati sono comparsi davanti al giudice Molina, confermando quanto già avessero dichiarato allo stesso magistrato, lo scorso mese, prima dell’emissione della misura cautelare interdittiva della sospensione”.  “Nessuno di essi- riferiscono i rispettivi difensori-  si era avvalso della facoltà di non rispondere, anzi ciascuno aveva risposto alle domande, cercando di chiarire la propria posizione in ordine ai fatti contestati”.  Il collegio difensivo è rappresentato dagli avvocati Francesco Pizzuto, Domenico Magistro, Sandro Giaimo, Rosalba Frandina e Maria Sinagra, i quali entro questa settimana presenteranno i rispettivi ricorsi al Tribunale del Riesame di Messina per chiedere la revoca o l’attenuazione della misura cautelare della sospensione.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Patti e portata avanti dai carabinieri della compagnia di Patti e della stazione di Ficarra, si riferisce a 25 capi di imputazione, truffa continuata e false certificazioni   con 650 assenze arbitrarie per un ammontare complessivo di oltre 12.500 minuti. Dalle risultanze investigative è emerso che in un periodo di circa sessanta giorni lavorativi, dal 21 novembre 2016 al 18 febbraio 2017, gli indagati hanno accumulato circa 12.500 minuti di assenza ingiustificata, allontanandosi arbitrariamente dal proprio ufficio e dai locali municipali per circa 650 volte. Tra i casi più eclatanti, si legge nell’ordinanza del giudice Molina, quello di un impiegato G. T., sorpreso dai filmati delle telecamere, a timbrare il cartellino alle 7 del mattino, per poi andare via e rientrare al comune alle 13. Ed ancora S. G., responsabile dell’Ufficio anticorruzione, che avrebbe accumulato ben 1.600 minuti di assenza arbitraria. Per i dirigenti, F. C. e C. D., si legge tra l’altro nell’ordinanza, “con artifizi e raggiri consistiti nell’allontanarsi dal posto di lavoro durante l’orario lavorativo, senza far risultare la loro assenza, mediante la dovuta timbratura del proprio badge, inducevano così in errore l’ente pubblico di appartenenza, procurando a sé un ingiusto profitto, con correlato danno in capo all’ente, pari alla retribuzione conferitagli in corrispondenza delle ore di assenza non registrata, quantificate dagli inquirenti rispettivamente in ventuno  e  dieci assenze ingiustificate dal posto di lavoro, riconducibili per entrambi, al periodo compreso tra il 15 dicembre 2016 ed il 17 febbraio 2017.

“Siamo alla paralisi – afferma il sindaco Giacomo Artale  –stiamo cercando di mandare avanti il comune con quel poco di personale che ci è rimasto. Tutte le aree, a seguito delle sospensioni, sono state decapitate. Sto valutando con il segretario comunale di attivare delle convenzioni con i comuni viciniori, al fine di potere colmare il vuoto dei vertici apicali che dopo l’emissione delle misure risultano vacanti”. “ Non mi sono mai accorto di nulla- precisa Gaetano Artale- nel comune non si sono mai registrati ritardi nell’istruttoria delle pratiche, non mi occupavo del controllo dei dipendenti o dei dirigenti, quando mi recavo nei vari uffici li trovavo al loro posto”.

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