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LUCIANO CASELLA: CI SCRIVE LA RAGAZZA. “VERITA’ NON VENDETTA”


Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Valeria, la ragazza del giovane Luciano Casella, deceduto la sera del 23 ottobre 2004 dopo un’impatto con la propria motocicletta sulla Statale 113 all’altezza di contrada Drago. Sulla vicenda il giudice monocratico della sezione staccata del tribunale di Sant’Agata Militello, Ugo Molina, ha condannato, in primo grado, ad un anno e dieci mesi di reclusione, pena sospesa, l’agente di polizia del Commissariato santagatese Tancredi Li Pomi con l’accusa di omicio colposo. Una missiva toccante, commovente, che esprime come meglio non potrebbe il dolore di una giovane ragazza che chiede verità e non vendetta. Di seguito la lettera integrale:

“Dove è Lucio?” ” E’ qui!” Parole pronunciate che porgono all’ansia un tiepido sollievo…Ma la stessa persona che formulò questa domanda al telefono la riformulò qualche minuto dopo essere arrivata sul luogo dell’incidente…” Lucio è morto.” Ecco che il tiepido sollievo si trasforma in buio, solitudine, incredulità che urla dall’anima. E’ come vivere in una stanza senza figure che ti sorridono, nè sedie che possano sostenerti, nè pareti colorate che possano riflettere la luce dell’esterno; quella luce non c’è…e si aspetta che qualche raggio filtri per permetterti di specchiarti e farti comprendere che altre persone fuori ti chiamano, vogliono porgerti la loro mano, vogliono farti rivivere.

Quella stessa persona parlò, discusse, decise insieme ai genitori di Lucio di far luce sulla vicenda: non si cade da una moto in quel modo senza un reale motivo…anche se si spinge un po’ l’acceleratore!!! Quei genitori salvati solo da una flebile fede, che nel tempo è andata sempre più maturando. Malvagità? Crudeltà? Solo sete di verità, nella consapevolezza che neanche una cifra con esponente “n” avrebbe potuto ridar loro la contentezza di poter dire:” Ciao Lucio, a più tardi!”

Soltanto lacrime che rigano le guance; soltanto un pianto incontrollabile, ma mai vendicativo. Di chi o cosa si ci vendica? Della morte di un figlio? NO! Restano  soltanto le pieghe morbide dei propri vestiti per asciugarsi gli occhi, per accarezzare i sensi e allo stesso tempo deprimere l’umore. Quella stessa persona legge attonita e in silenzio parole che paradossalmente suonano come un rimprovero, parole che quasi si mascherano da ladri di ricordi…come se un artiglio raggrinzito ancora una volta graffiasse l’anima di quei genitori  che hanno amato e amano suo figlio!

A volte si pensa che prima o poi l’oceano del tempo ci restituisca i ricordi tristi che vi seppelliamo, o che con una semplice chiave si possa custodire un dolore nella soffitta dell’anima. Ma quando la tua vita è trafitta da una spina interminabile, non è così! Anneghi in quell’oceano,ti ritiri in quella soffitta. E’ strano notare come spesso si tenda a difendere i propri torti con più vigore dei propri diritti.

Quella stessa persona è colei che ha scritto la presente lettera, che è riuscita nonostante tutto a raggiungere traguardi importanti della propria vita, interrotti da una sofferenza troppo grande, che ha ridato fiato al suo spirito e alle sue emozioni, che ha cercato nella sua inesperienza di sostenere la famiglia di Lucio….che era la sua ragazza.

Valeria

Il perdono si oppone al rancore e alla vendetta, mai alla giustizia.  ( Kahlil Gibran)
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