Anche le cosche cercano gli autori dell’attentato ad Antoci? A rivelarlo “L’Espresso”. Intanto spunta dossier contro Manganaro?

Sant’Agata Militello – “Cu fu?”. “Noi non siamo stati!”. Quindi chi è stato? “Cani sciolti” secondo indiscrezioni filtrate dagli ambienti investigativi, che avevano predisposto, lo scorso 18 maggio nell’attentato al presidente del Parco Giuseppe Antoci, addirittura l’utilizzo di bombe molotov.

L’attentato ai danni di Antoci torna a far discutere e questa volta ad occuparsene è il settimanale “L’Espresso” che in un servizio a firma di Francesco Viviano rivela alcune conversazioni intercettate tra presunti esponenti di clan dei Nebrodi che cercano di capire chi sia stato, a qualche giorno dall’accaduto, a compiere quell’attentato che aveva portato ad una dura posizione da parte dello Stato con l’arrivo di rinforzi e controlli a tappeto.

“Potrebbero essere stati i catanesi”, si chiede uno degli interlocutori intercettati. “Ce l’avrebbero detto – ribatte l’altro – ci avrebbero quantomeno avvertiti per evitarci guai”.

In riferimento a Manganaro, il dirigente del commissariato di Polizia di Sant’Agata Militello che quella notte salvò, insieme ai suoi uomini, il presidente del Parco dei Nebrodi, “L’Espresso” cita alcuni dossier anonimi che sarebbero stati presentati in procura a Patti, Messina e Termini Imerese. Documenti nei quali si parlerebbe, sempre secondo il famoso settimanale, di presunte vicinanze dello stesso poliziotto ad esponenti politici, tra cui il Senatore Lumia.

“Attraverso i miei legali chiederò l’accesso agli atti e la verifica di quanto viene riportato dalla stampa, per tutelarmi eventualmente nelle sedi opportune”, si limita a commentare il dirigente del commissariato santagatese .

“E’ evidente che la nostra azione forte di legalità sul territorio abbia creato fastidio ai clan  – dichiara invece Giuseppe Antoci –. Non conosco  provenienza e attendibilità delle intercettazioni riportate dall’Espresso – prosegue Antoci –. Quel che è certo è che i risultati concreti, con le operazioni della magistratura e delle forze di polizia continuano a darci ragione. Tutto il resto, comprese le valutazioni sugli anonimi di cui, per abitudine diffido sempre, lo lascio al giudizio degli inquirenti verso i quali nutro profonda fiducia, stima e gratitudine, come nutro riconoscenza nei confronti delle forze di Polizia, in particolare del vice questore Manganaro, il cui lavoro suo e dei suoi uomini, ha consentito di far finalmente luce su ampi aspetti bui della criminalità che per decenni ha controllato il territorio dei Nebrodi, su tutte le ormai note vicende degli abigeati, della macellazione clandestina e della gestione illecita dei contributi”. europei. Appare chiaro che ai cittadini onesti tutto ciò fa piacere ad altri, invece, toglie il sonno e fa attivare il tipico modello mafioso del mascariamento attraverso i soliti dossieraggi a cui la Sicilia purtroppo è abituata come del resto l’esperienza di Giovanni  Falcone ci insegna.”

Foto amnotizie.it

Print Friendly



Articoli Correlati

Close