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LA LETTERA DELL’EX REVISORE DEI CONTI AL CONSIGLIO


Torniamo ad occuparci del consiglio comunale di ieri a Capo d’Orlando che ha fatto registrare momenti di tensione durante la discussione del punto relativo all’elezione del nuovo revisore contabile (Giovanni Cipriano) e delle dimissioni dall’incarico del dottor Giuseppe Micale. Prima di tutto rettifichiamo la notizia di un intervento dal pubblico del dottor Micale durante la lettura della sua lettera (che trovate di seguito integrale) da parte del presidente Timpanaro. L’ex revisore dei conti ha assistito dal pubblico al consiglio comunale ma non è mai intervenuto durante il dibattito.

Di seguito dunque la missiva che il dottor Micale ha inviato al presidnete Timpanaro e al Sindaco Sindoni che cerca di chiarire le motivazioni legate alle sue dimissioni. Una risposta schietta, professionale e accorata al PDL di Capo d’Orlando:

Onorevoli signori del civico consesso cittadino, il mio senso di responsabilità verso il ruolo istituzionale che ho ricoperto per 4 anni (circa) in questo comune, la stima che ho verso me stesso e, non ultimo, il rispetto e, vorrei anche dire, se mi è concesso, l’affetto che mi lega ai miei concittadini, fanno sorgere in me, in maniera spontanea e preponderante, il bisogno di dare spiegazione, in modo chiaro e conciso, della mia decisione di rimettere il mio mandato nelle mani del sindaco; sindaco che desidero ringraziare per la stima e la fiducia che mi sempre dimostrato e che ho potuto “sentire” anche nel momento in cui gli ho manifestato la mia decisione irrevocabile di dimissioni dall’ufficio da me ricoperto.

Chiaramente, questa lettera ha anche l’intento di evitare strumentalizzazioni di natura politica da parte di chi voglia, per un qualsiasi motivo, distorcere le vere motivazioni del mio gesto.

La lettera del PDL e del Movimento 25 Giugno è, da parte mia, da considerarsi irricevibile; non tanto per il contenuto tecnico,- contenuto che io ho sempre trattato nelle mie relazioni di bilancio -, quanto perché, secondo il mio parere, vuole sollevare un dubbio, o meglio, vuole mettere un “velo” di dubbio sulla mia indipendenza nello svolgere il compito per il quale ero stato preposto.

Si capisce bene che, essendo, quello da me ricoperto, il ruolo indipendente per eccellenza, a garanzia di tutto il consiglio, è evidente che se anche una sola sua componente mette in dubbio la mia indipendenza nell’operare (indipendenza che, per quanto mi riguarda, è ancora più importante della pur necessaria competenza tecnica richiesta dall’ufficio stesso da me espletato), è mio preciso dovere ma, soprattutto, esigenza mia personale, interiore, etica e morale, rimettere il mio mandato.

Il dubbio, più o meno velato, sulla mia possibile “dipendenza” da qualsiasi volontà esterna rispetto a quella che si forma in me in base alle mie convinzioni, ai miei principi e alle mie conoscenze  tecniche (volontà cui ho sempre dato esecuzione ponendo in essere gli atti necessari ad espletarla, sempre nel rispetto di tutte le disposizioni di legge in merito e, soprattutto, avendo riguardo alla correttezza  che, sento di poter dire con convinzione, mi ha sempre contraddistinto), mi ha, a dir poco, profondamente turbato.

E’ difficile “ingoiare un tal rospo” per chi, come me, ripeto, è sempre stato convinto della  correttezza della sua persona; convinzione che ha fatto in modo che io abbia sempre avuto un’alta stima di me stesso, sia per i miei compiti pubblici, sia nello scorrere della mia vita privata.

Questo mio malessere, mio malgrado, si è ripercosso sulla serenità della mia famiglia ed, in primis, sulle già precarie condizioni di salute di mio padre.

La mia scelta è stata inevitabile ed immediata: tutelare, prima di tutto, i miei cari. La mia è stata la scelta di un figlio, scelta che rifarei altre mille volte, senza pensare, neanche per un attimo, al “prezzo da pagare”.

Concedetemi di dire anche che non credo di poter mai perdonare chi, per “obiettivi politici”, ha così gratuitamente dato una ”bella botta“ all’equilibrio della mia famiglia; sempre ammesso che chi ha operato in tal senso ammetta l’errore e desideri chiedere scusa per la ”leggerezza“ del suo comportamento.

Sarebbe bastato chiedere i chiarimenti senza premesse che avessero lo scopo di  ricordarmi la mia indipendenza. Io non avrei avuto alcun problema a rispondere in modo esaustivo, come ho sempre fatto, secondo lo schema del CNDCEC.

Vorrei concludere rivolgendomi ai consiglieri del PDL e del Movimento 25 Giugno dicendo loro che, nel caso in cui fossero venuti a conoscenza di atti o fatti, di qualsiasi natura, chiaramente supportati da prove e non solo da parole (parole che, come in questo caso, non sempre volano via lasciando il tempo che trovano) hanno il dovere di farli presente al consiglio e agli organi competenti. Nel caso contrario ne risponderanno, in prima persona, quantomeno, alla collettività.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti: sindaco, amministratori e responsabili delle varie aree per la collaborazione e la disponibilità ed auguro a tutti un buon lavoro.

Dottor Giuseppe Micale

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