Giornata dell’impegno e della memoria per le vittime della mafia. Un canto per Carmine Battaglia

 

Capo d’Orlando – Carmine Battaglia venne ucciso dalla mafia dei pascoli a Tusa, il 24 marzo 1966.

Era presidente della cooperativa di pastori “Risveglio Alesino”; si erano associati per gestire il feudo Foieri, in un territorio di intenso allevamento di bovini e dove la mafia dei pascoli, da sempre esercitava la sua attività criminale, sicché, quella zona dei Nebrodi veniva identificata come “il triangolo della morte”.

E’ risaputo che, sin dai tempi del Pretore dell’Impero Romano Verre (le cui “angherie” il poeta rievoca), in quelle terre la violenza contro i contadini è sempre stata esercitata con continuità.

Carmine Battaglia fu anche dirigente della Camera del Lavoro, assessore municipale politicamente impegnato nel Partito Socialista, nel quale militarono molti altri socialisti, vittime della mafia in altre zone dell’isola, dirigenti dell’ultima possibile epopea contadina di cui Torres La Torre è stato cantore, a partire dagli anni ’70, con Bandiere di fili di paglia e Il bosco della memoria, per citarne alcuni, che hanno testimoniato, oltre la militanza umana e politica dello scrittore, il valore dell’impegno della letteratura, la capacità della parola nel suo esplicito valore letterario voce di liberazione, visionaria, di combattimento, che non soccombe con il movimento contadino, ma che vive e resiste nei valori della libertà.

A chi volesse trovare le poche immagini dell’occupazione del feudo Foieri, consigliamo di cercarle sul sito dello stesso autore (www.giovannitorreslatorre.it); furono scattate dallo stesso Torres che partecipò a quell’evento memorabile.

Di seguito un componimento che abbiamo il piacere e l’onore di pubblicare di Giovanni Torres La Torre dedicato alla figura di Carmine Battaglia.

CANTO PER CARMINE BATTAGLIA

Vittima della mafia dei pascoli

di Giovanni Torres La Torre

 

Questo è ora il tuo corpo,

ricordo e cenere del frumento di sconfinante colline

in giallore di sole che matura ancora le spighe,

accorda chitarre di cicale e grilli,

ingrandiva richiami striduli di uccelli;

corvi e altra specie in vocazione di rapina,

sono tornati lungo orizzonti di fatiche

nelle terre spogliate da Verre,

ladro dell’Impero di cui fu Pretore,

storia tramandata da Cicerone

nella bella scrittura delle Verrine.

Che peste e che rovina fosse stato della Sicilia

è risaputo, angariò i cittadini di Alesa

fu predone insaziabile,

saccheggiò i Tindaritani

e la divina bellezza della statua di Mercurio.

Molte lune dopo –, il gelo di marzo stringeva ancora

le erbe dei pascoli, le gemme,

il cuore del frumento –,

sei tornato entrando

dall’ancestrale porta degli schiavi

a scavare con mani d’altro lavoro

resti alluvionali per la bonifica delle terre

per il pane, tra mietute paglie e notti di fervore

nel teatro sindacale della Camera del Lavoro

quando già scemavano gli ultimi ardori dell’epopea,

ma già inquieti i pagliericci di Foieri allertavano sentinelle

perché non tornassero gli agguati e i restami

di antiche scorrerie saracene,

ma tu non sapevi che proprio in quell’alba

gli eredi di Verre ti aspettavano al passo:

là era roba di mafia sin dalla notte dei tempi

da sommare ai quaranta milioni di sesterzi

rubati dal pretore dell’antico Impero Romano.

 

Languido negli occhi e cadendo

l’ultimo sogno lasciava la vita

che il giorno prima era stata un bicchiere di vino,

una boccata d’aria sulla porta

e un desiderio di bambino di correre ancora

per campi e per fiumare rincorrendo farfalle.

Capo d’Orlando, marzo 2017

www.giovannitorreslatorre.it

giovannitorreslatorre@gmail.com

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