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LA TUA OPINIONE – CAVALCAVIA MAI INAUGURATO ? ENZO BONTEMPO – PARTE 2


La demolizione dei vecchi fabbricati è intanto incoraggiata dal cosiddetto Piano Casa regionale, una legge che permette di ricostruire vecchi edifici aumentandone il volume di 1/3, a condizione di costruirli con materiali buoni dal punto di vista del risparmio energetico.

Grazie, si fa per dire, a questa norma, sul costone sopra “Il Circoletto” viene costruito al posto di un piccolo vano a piano terra un nuovo fabbricato con diversi piani al di sotto della Nazionale, un sorta di… sottoelevazione: per molti il classico “pugno nell’occhio”, oltre a prefigurare rischi di dissesto per l’intero pendio (infatti oltre agli sbancamenti per realizzare il fabbricato in quel dirupo, le ruspe hanno tirato giù un pezzo di collina, sotto la strada statale 113, per far inerpicare una strada carrabile).  E si mette mano anche alla demolizione del vecchio fabbricato e della vicina struttura precaria in località Mortilla ed alla costruzione di due nuovi, imponenti, edifici proprio a ridosso del soprapasso ferroviario.

Sono i due fabbricati della prima puntata, quelli venduti al piccolo artigiano che fa tirare un respiro di sollievo alla proprietaria ansiosa di vendere. Sul cantiere manca l’apposito cartello previsto dalla legge dove vengono riportati gli estremi dell’attività edilizia in corso, il nome del proprietario, il numero di concessione edilizia, il progettista, il direttore dei lavori e l’impresa che li esegue. Anche all’albo on line del comune, nell’apposita pagina con l’elenco di tutte le concessioni  edilizie rilasciate, non vi è traccia di questi due fabbricati.

Più tardi, ad opere abbondantemente avanzate, si viene a sapere che i lavori sono iniziati con la presentazione della Dichiarazione inizio attività, una procedura semplificata che consente di iniziare subito senza aspettare il consenso esplicito del Comune, presentata il 14 aprile 2011 a firma delle proprietarie. La comunicazione del cambio di proprietà viene inoltrata al Comune nel settembre 2011, dunque, ufficialmente sono le vecchie proprietarie ad essere titolari e responsabili di quanto sta avvenendo.

Man mano che i fabbricati crescono, in paese si diffondono malumore e sconcerto: in tanti si chiedono come è stato possibile consentire la realizzazione dei nuovi due fabbricati così vicini alla nuova sede viaria e addirittura soprelevare un muro su quello realizzato per il sovrapasso ferroviario senza che nessuno se ne accorgesse ed intervenisse.

Chi ha visto le carte non si spiega come sia stato possibile trasformare una “struttura precaria di circa 50 mq adibita a deposito attrezzi e ricovero animali” in appartamenti, beneficiando dell’aumento di cubatura consentito dal Piano Casa; o se la struttura precaria all’ultimo piano sia effettivamente tale, oppure perché si è permesso di costruire in una zona vincolata dal piano regolatore a tutela ambientale nella quale “Ogni intervento edificatorio e di modificazione del suolo finalizzato alla costruzione, trasformazione dei manufatti e dei luoghi è sottoposto al parere della Sovrintendenza ai BB.CC.AA.”.

Ma chi sono questi benedetti privati autori di questa spericolata operazione immobiliare che si sono resi responsabili della soprelevazione del muro del cavalcavia ferroviario? Per saperlo bisogna consultare il registro delle società e cercare “Il Faro Costruzioni s.r.l.” con sede a Capo d’Orlando. Si scoprirà così cha a costituirla sono i soci:  Fiocco Giovannino Pino, amministratore unico e legale rappresentante della società; l’ing. Luciano Spurio ed il sig. Timpanaro Pirrina Francesco, figlio dell’attuale responsabile dell’area urbanistica dell’Ufficio Tecnico del Comune di Capo d’Orlando. Quest’ultimo, a far data dal 23 gennaio 2012, quando il “caso” era esploso, non compare più fra i Soci Ordinari della società “Il Faro Costruzioni srl”.

Mettendo assieme lo svolgimento della vicenda e la composizione della società “Il Faro Costruzioni s.r.l.”, può sorgere spontaneo il dubbio di un rapporto tra i due fatti, ma questo non spetta all’osservatore stabilirlo, altre sono le autorità chiamate a dare risposte. Questo vuole essere solo il racconto di una storia esemplare, una delle tante che hanno come scenario questo paese, il suo territorio e come centro nevralgico delle operazioni il Palazzo Municipale, un luogo controllato da piccole e grandi lobbies, <la gestione della “cosa pubblica” svolta in forme come evidenziato talvolta molto disinvolte alimenta all’interno di quel Comune l’opinione che tutto è possibile nell’esercizio del potere.>

Un Palazzo che non riesce a spiegare ai cittadini il perché non si riesce a collaudare il sovrapasso ferroviario e ad aprire la vitale circonvallazione, ma che, alla stregua di una qualsiasi “nipote di Mubarak”,  trova un capro espiatorio che non può difendersi: “il giunto difettoso”. 

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