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LA TUA OPINIONE – CAVALCAVIA MAI INAUGURATO ? ENZO BONTEMPO – PARTE 1


Qualche tempo fa un distinto Signore imbattendosi, suo malgrado, sulla nostra cittadina, così ebbe a scrivere: “Lo scenario, indipendentemente dagli aspetti di natura penali, assume comunque connotazioni inquietanti rispetto alla gestione della “cosa pubblica” svolta in forme come evidenziato talvolta molto disinvolte alimentando all’interno di quel Comune l’opinione che tutto è possibile nell’esercizio del potere.” Parole profetiche! La disinvoltura è contagiosa, e all’interno di un clima dalle connotazioni inquietanti chi si trova ad esercitare un potere lo fa come se tutto fosse possibile, senza porsi alcun limite.

Talvolta, più che le inchieste giudiziarie o amministrative, che richiedono in primo luogo autorità  motivate a far rispettare le Leggi e, bene che vada, tempi lunghi, sono le storie semplici a rendere comprensibile ed a spiegare bene un contesto. La metafora e la storia esemplare sono  probabilmente le forme di comunicazione più efficaci, come dimostrato in letteratura.

La storia che mi appresto a raccontare inizia con una conferenza stampa, quella di fine anno (come fanno i capi di governo e i capi di stato) nel corso della quale il sindaco di Capo d’Orlando illustra l’attività svolta dall’amministrazione comunale e gli obiettivi per il futuro. Quello trascorso, dice il Sindaco, è stato un anno pieno di successi per la nostra cittadina, addirittura in controtendenza con la crisi economica che investe l’intero Paese: la stagione turistica è andata bene, la lotta agli evasori è stata vinta, i lavori di completamento del Porto riprenderanno presto come le innumerevoli cerimonie di inaugurazione. Unico neo di questo brillante 2011, il ritardo nell’apertura al traffico veicolare del sovrappasso ferroviario, che il primo cittadino imputa “ad un giunto difettoso che ha fratturato l’asfalto”, comunque nulla di grave (ci mancherebbe): il problema sarà presto risolto con un semplice intervento dell’impresa che aveva realizzato l’opera.

A ben vedere la questione del giunto che frattura l’asfalto non è molto chiara: i giunti servono proprio a distaccare le strutture e quindi anche l’asfalto. Ma nel clima favolistico della conferenza, tutto scorre. Nei giorni successivi, però, fonti attendibili imputano la mancata apertura del sovrapasso al mancato collaudo dell’opera, non per il giunto difettoso ma piuttosto perchè, nel periodo di sospensione dei lavori, erano stati realizzati due grossi fabbricati a ridosso del muro di sostegno della struttura stradale. Quella che prima era una solo una voce autorevole, diventa fatto ufficiale a seguito di una interrogazione presentata al sindaco dai consiglieri comunali di opposizione che si richiamano alle liste del candidato Salvatore Librizzi. Il contenuto dell’interrogazione fa infatti emergere i contenuti di un verbale “di sopralluogo” redatto congiuntamente il 6 dicembre 2011 da funzionari delle ferrovie e del comune di Capo d’Orlando: “Dal sopralluogo la parti prendono atto dell’avvenuta sopraelevazione – da parte di privati – durante il periodo di sospensione dei lavori, di un tratto di muro di sostegno in c.a. tra le sezioni 4 e 5 della rampa stradale de valle del cavalcavia lato nord.” Una sopraelevazione di un tratto di muro di sostegno in c.a. tra le sezioni 4 e 5 della rampa stradale”?  “Durante il periodo di sospensione dei lavori” ? Da parte di privati? Come giustamente fanno notare tutti, anche la Tv locale (di proprietà del sindaco), ci si chiede come è stato possibile che nessuno si sia accorto di nulla, né vigili urbani, né il personale dell’ufficio tecnico. E soprattutto sfugge il motivo per cui, una volta accertata l’irregolarità, non sono stati presi provvedimenti nei confronti dei cosiddetti privati.

Per casi molto, ma molto meno gravi di questo, sono scattate sanzioni, il blocco dei lavori, l’apposizione dei sigilli, le denunce penali. Invece, in questo, caso nulla di tutto questo. Ma chi sono questi privati che si sono potuti permettere di realizzare una sopraelevazione su un’opera pubblica senza che nessuno dica niente? La curiosità è legittima, perchè il caso diventa di pubblico dominio ed i fabbricati in costruzione si fanno notare. Prima di arrivare a vedere chi c’è dietro questa iniziativa immobiliare, è bene fare un passo indietro e raccontare i trasferimenti di proprietà che hanno interessato due vecchie costruzioni esistenti in quella zona. Una signora, a causa di un imprevisto di natura economica, ha la  necessità di liquidare alcuni suoi immobili.  Perciò entra in contatto con un’impresa edile alla quale offre in vendita un  appezzamento di terreno dove insiste un fabbricato di vecchia costruzione regolarmente catastato, ubicato in zona semi-centrale, ricadente nel PRG in zona “Area di tutela ambientale”. Per capire bene il valore da attribuire a questi beni, la signora incarica un professionista di fiducia di verificare presso l’Ufficio Tecnico Comunale cosa può realizzare in quella zona, magari utilizzando  il volume dell’edificio esistente. La risposta che il professionista riceve dai tecnici del Comune è deludente: quella zona è vincolata a tutela ambientale e si può soltanto ristrutturare l’esistente. Dunque il valore dei beni è modesto e la trattativa con l’impresa si interrompe.

 

Passano alcuni giorni e la proprietaria riceve la visita di un piccolo artigiano edile del luogo, il quale le dice di essere venuto a conoscenza della sua intenzione di vendere l’appezzamento di terreno e di essere interessato all’acquisto. Naturalmente, si può fare poco in quel terreno ed il prezzo sarà necessariamente più basso delle aspettative. Per la proprietaria, che aveva perso ogni speranza di ricavare qualcosa dalla cessione di quel terreno, l’offerta del piccolo artigiano edile pare manna caduta dal cielo, perciò gli vende l’appezzamento di terreno con dentro un fabbricato di vecchia costruzione regolarmente catastato. Intanto, l’artigiano acquista da un’altra proprietaria il terreno adiacente entro il quale esiste una struttura precaria adibita a deposito attrezzi e ricovero animali, il tutto ricadente nel PRG in zona “Area di tutela ambientale”. Fino a questo punto nulla di straordinario, una normale compravendita, una operazione immobiliare spericolata come tante in una località dove un appartamento in centro, almeno fino a poco tempo fa, si vendeva a 4 mila euro a metro quadrato, quanto a Vienna e più che a Berlino e ad Amsterdam, secondo recenti dati pubblicati dal Sole 24Ore.

Tutto pare normale, ma qualche interrogativo si affaccia, ad esempio: come l’acquirente è venuto a conoscenza della volontà della signora di vendere quel terreno; quali calcoli lo hanno convinto a giudicare conveniente l’investimento, considerato che il primo acquirente interessato all’operazione aveva declinato l’offerta dopo la deludente risposta che l’UTC  aveva dato al tecnico di fiducia incaricato dalla proprietaria.

Le risposte alla seconda puntata del racconto….

Enzo Bontempo – Legambiente Nebrodi

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