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Margherita Asta riceve il Premio “Francesca Serio”

Galati Mamertino – E’ stato assegnato a Margherita Asta il Premio “Francesca Serio” 2016, nella giornata di Sabato 15 Ottobre presso l’Aula Consiliare “Salvatore Carnevale”, davanti a una numerosa cornice di pubblico.

Il Premio serve a ricordare la figura di Francesca Serio, galatese di origine, madre del sindacalista Salvatore Carnevale, a cui è intitolata la Sala Consiliare di Galati. La Serio, dopo l’assassinio del figlio avvenuto a Sciara nel 1955, ha combattuto e si è schierata apertamente contro la mafia, portando le sue idee anche in Parlamento. Dunque si è trattato di un’iniziativa antimafia prettamente al femminile, che serve a ricordare tutte quelle donne che si sono opposte alle cosche mafiose; nelle due precedenti edizioni l’importante riconoscimento è stato consegnato ad Angela Manca, madre del medico Attilio Manca, morto nel 1994 (la causa ufficiale della morte è il suicidio per overdose, ma restano molti dubbi legati all’operazione che fece al boss mafioso Provenzano l’anno prima di morire), e a Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993.

L’edizione 2016 del Premio “Francesca Serio” è andata a Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella dei due piccoli gemelli di soli 6 anni Giuseppe e Salvatore Asta, barbaramente assassinati dalla mafia con un’autobomba, nella strage di Pizzolungo il 2 Aprile 1985. L’obiettivo dei mafiosi quella mattina era il magistrato Carlo Palermo, ma l’auto guidata da Barbara Rizzo con a bordo i due figli fece da scudo a quella del giudice, e a rimanere uccisi nell’attentato furono la donna e i piccoli Giuseppe e Salvatore.

Ad occuparsi dell’organizzazione del Premio “Francesca Serio” sono stati il Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”, con l’apporto del Comitato Provinciale di Messina dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e di Risorgimento Socialista della Sicilia.

premio-galati-02Durante la premiazione si è svolto un dibattito a cui hanno preso parte, oltre a Margherita Asta, il Sindaco di Galati Dott. Nino Baglio, il Presidente del Consiglio Calogero Barone, il Consigliere Antonietta Bontempo, l’ex Sindaco galatese Dott. Bruno Natale, l’ex Presidente del Consiglio Dott. Gaetano Emanuele, il Responsabile del Circolo “Italo Carcione” Fabio Cannizzaro (che ha svolto anche il ruolo di mediatore dell’incontro), il Presidente dell’A.N.P.I. di Messina Teodoro La Monica, lo scrittore Luciano Armeli Iapichino e il giornalista Luciano Mirone.

Margherita Asta ha parlato dei momenti tragici di quel 2 Aprile 1985, e ancora oggi si chiede perchè quel maledetto giorno non era insieme alla madre e ai suoi fratelli. Poi si è soffermata sull’argomento mafia, considerandola come un sistema criminale costituito da vari segmenti, che formano la società: segmenti delle istituzioni, della politica, degli specialisti assoldati dai mafiosi per gli attentati, dei mafiosi. Secondo Margherita Asta, per scardinare e sconfiggere questo sistema, tutti devono essere uniti e protagonisti in prima linea a combatterlo, e la cultura può servire tanto in questo senso; infatti la cultura ci spinge al senso di prevenzione. Margherita Asta ha concluso il suo intervento, menzionando gli incontri frequenti con il magistrato Carlo Palermo, un uomo devastato psicologicamente da quell’attentato, che portava dentro di sè un grande macigno e provava un grande senso di colpa, per aver provocato involontariamente la morte di tre innocenti.

Interessanti sono stati gli interventi dello scrittore Luciano Armeli Iapichino e del giornalista Luciano Mirone. Luciano Armeli Iapichino ha messo in evidenza la strage di Pizzolungo, in cui è emerso un particolare emblematico: dopo l’attentato dinamitardo è rimasto integro un sussidiario delle scuole elementari, appartenuto ai due fratellini Asta, dal titolo “Un libro per crescere”. Lo scrittore ha poi menzionato la visita, compiuta alle scuole galatesi, di Vincenzo ed Augusta Agostino, genitori del poliziotto Antonino Agostino, ucciso da un gruppo di sicari insieme alla moglie a Villagrazia di Carini nel 1989, e in seguito ha elencato tutte le vittime di mafia in Sicilia. Dal 1985 dalla morte di Barbara Rizzo, Giuseppe e Salvatore Asta, si sono susseguite altre barbare uccisioni: i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi entrambi nel 1992 a meno di due mesi di distanza l’uno dall’altro, il giornalista Beppe Alfano, ucciso per mano della mafia nel 1993 a Barcellona, Don Pino Puglisi, assassinato anche lui nel 1993 nel giorno del suo compleanno, l’Avvocato Giuseppe La Franca, trucidato nel 1997 a colpi di pistola, il piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso a soli 15 anni perchè figlio dell’ex mafioso e poi collaboratore di giustizia Santino Di Matteo. Da questa lista si nota come la mafia ha trucidato la società siciliana in tutte le sue componenti, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori le coscienze; sono stati uccisi giudici, magistrati, avvocati, giornalisti.

Luciano Mirone ha vissuto in prima persona la strage di Pizzolungo, in quanto in quel periodo abitava a pochi chilometri di distanza (infatti il padre era comandante dei Carabinieri a Trapani). Quella tragedia ha rappresentato per lui uno spartiacque, perchè da quel momento cercò di uscire dall’indifferenza e di dare un contributo al cambiamento, prontandosi per la creazione di un coordinamento antimafia a Trapani, che venne chiamato 2 Aprile in onore delle vittime di Pizzolungo. Inoltre il giornalista Mirone ha spiegato che il problema è politico, se non si risanano le scuole e le periferie, se non si costruiscono i campi di calcio, non se ne viene più fuori; i ragazzi già da piccoli si drogano, fanno rapine e commettono omicidi.

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