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Allarme dell’Associazione dei comuni su precari e dissesto

Pettineo – La drammaticità della situazione è data dai numeri e dai tempi. Il 31 dicembre, per 15 mila precari siciliani si aprirà il purgatorio della proroga o l’inferno del “licenziamento” senza contratto. E i dati, aggiornati a luglio 2016, dipingono una situazione finanziaria e di liquidità allarmante per gli enti locali. 300 comuni senza il rendiconto di gestione finanziaria 2015 e 347 comuni senza bilancio di previsione 2016. Sulla questione della stabilizzazione dei precari intervengono Maurizio Lo Galbo , presidente Anci Giovani Sicilia , e Gianfranco Gentile, componente del Coordinamento regionale. “La vicenda dei precari in Sicilia tiene banco da più di un ventennio – scrivono – e l’ennesima proroga che non garantisce nessuna certezza. Questi lavoratori meritano rispetto perché da tanti anni svolgono il loro compito seriamente in seno a numerosissimi comuni dell’Isola e contestualmente hanno anche acquisito professionalità e competenze che gli hanno permesso di maturare tanta esperienza in ruoli nevralgici della pubblica amministrazione”. Lo Galbo e Gentle, entrambi sempre attenti alle esigenze ed alle istanze dei comuni e dei territori ritengono ormai necessario il “definitivo consolidamento della posizione lavorativa, in modo tale da dare serenità lavorativa alle migliaia di precari siciliani”. Il progetto dell’assessore alle autonomie locali Luisa Lantieri sarebbe creare un unico bacino, che ai circa 14.500 precari degli enti locali unisce un migliaio di lavoratori in esubero delle ex Province, con l’assunzione diretta nei comuni o il passaggio alla Resais, una delle partecipate della regione. E intanto, Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale di Anci Sicilia, denunciano una crescita esponenziale di comuni strutturalmente deficitari nel 2016 e “la situazione è ancora più grave se si pensa che vi sono anche moltissimi comuni che negli anni precedenti avevano dichiarato dissesto o fatto ricorso alla procedura di riequilibrio e che, alla luce della situazione attuale, si trovano oggi nella condizione di non poter rispettare gli impegni presi”.

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