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Canile abusivo sotto i riflettori di Striscia, riesplode il caso della baraccopoli canina

Patti – A prescindere dai risvolti giudiziari della vicenda, sembra che ad oggi nulla sia cambiato: i cani, in forza del provvedimento di sequestro con “obbligo di mantenimento”, rimangono ammassati all’interno della baraccopoli canina di contrada Mulinello, soggetti a denutrizione e malattie.

È quanto denunciato da Striscia la Notizia in un servizio di Edoardo Stoppa andato in onda ieri sera all’interno del Tg satirico di Antonio Ricci. Dalle testimonianze raccolte dall’inviato emerge chiaramente l’isolamento in cui si trova la signora Anna Chiodaroli, proprietaria della struttura su cui sorge il canile abusivo e deputata alla custodia delle bestie nonostante le numerose diffide dell’autorità giudiziaria. Dall’altro lato emerge invece l’immobilismo del Comune, costretto a fare i conti con l’endemica carenza di risorse utili a mantenere la struttura in condizioni quantomeno accettabili.

Ognuno ha le sue ragioni, e tutti sono convinti di averne da vendere. Tuttavia, affrontando l’esplosiva questione del canile abusivo di contrada Mulinello, emerge la nitida consapevolezza che nessuno ha la più pallida idea di che sentieri percorrere per  rendere meno infernale la vita dei residenti di contrada Mulinello e più dignitosa quella delle bestie e della proprietaria del terreno su cui sorge la “baraccopoli” canina. La faccenda sembra così assumere contorni sempre meno chiari, a parte – come si diceva – un’unica certezza: non sapere proprio cosa fare.

Il servizio di Striscia non fa altro che accendere i riflettori su una faccenda che si trascina ormai da anni, finita nelle aule del tribunale di Patti  per la gravissima situazione sanitaria registrata sui luoghi, asseverata dai Nas, dai carabinieri di Patti, dalle numerose relazioni dei medici veterinari e dalla stessa Procura della Repubblica. Oggi si torna a puntare il dito contro l’amministrazione, anzi contro il primo cittadino accusato di minimizzare una situazione ambientale ed igienico sanitaria da terzo mondo. Ma la di là delle dichiarazioni un po’ “leggere” («credo che non ci siano problemi particolari per i cani»), bisogna pur ammettere che ci si trova dinanzi ad un rompicapo di non facile soluzione.

Innanzitutto le risorse sono insufficienti, circostanza che spesso crea difficoltà anche a garantire microchippatura e sterilizzazioni, mentre sul futuro della struttura di Mulinello c’è solo la speranza di poter ottenere dei finanziamenti per la costruzione di un canile in un altro luogo. Allo stato dell’arte esistono due progetti: uno riguarda un canile comunale, ma servirebbero dai 500 ai 600mila euro; l’altro, che dovrebbe sorgere ad Oliveri, è intercomunale ed il progetto è stato redatto per conto del consorzio Tindari-Nebrodi. Ma anche qui c’è da fare i conti con l’esiguità delle risorse economiche e con delle manifestazioni d’interesse alle quali nessun privato ha mai risposto. Trasferire i cani in altro sito? Nemmeno a parlarne: in Sicilia e Calabria tutte le strutture sono sature.

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