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Bagno di folla per Marco Tardelli. Presentato il libro “Tutto o niente”

SANTA LUCIA DEL MELA – Per Marco Tardelli la vita sportiva e non solo è “Tutto o niente”. Come il titolo del libro che ha scritto insieme alla figlia Sara, professione giornalista. Ospite dello Juventus Club Doc “Gaetano Scirea” di Santa Lucia del Mela, il campione del mondo 1982 ha presentato il volume edito da Mondadori.

Una carriera e una vita tutte di corsa per un uomo tutto d’un pezzo e un calciatore d’altri tempi. Un tempo quando non c’era spazio per il gossip e per i selfie e i calciatori pensavano solo a giocare a calcio. «Il mio urlo è durato 7 secondi. Il mio amico Gaetano Scirea mi ha passato la palla in area e l’ho colpita in scivolata. Rete. Italia 2, Germania 0. Il boato di 90 mila persone. E io ho fatto la cosa che amavo di più: ho corso. Ero inondato dai ricordi, dal senso di riscatto, dall’adrenalina. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato un posto nella storia del calcio. E quell’urlo è stato una scossa elettrica che ha cancellato la mia vita. Non c’è stato più un prima e non c’è un dopo».

Così Marco Tardelli ha raccontato alla figlia Sara la sua notte di Madrid. A lei ha spiegato la più grande passione della sua vita: il calcio. L’infanzia passata tra i monti della Garfagnana e la periferia di Pisa, le prime partite all’oratorio di padre Bianchi, che alimenta il suo sogno, contrastato invece dai genitori; i soldi guadagnati durante le vacanze estive come cameriere e i deludenti provini per club di serie A, finiti tutti allo stesso modo: «È bravo, ma con quel fisico non può fare il calciatore». Poi, a soli 20 anni, dopo aver indossato le maglie di Pisa e Como, Marco approda alla Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti, una grande squadra che è innanzitutto una scuola di vita, e con la quale in dieci anni conquista un’impressionante serie di vittorie: 5 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni (la tragica notte dell’Heysel), una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa. Nel mezzo, la gloriosa carriera azzurra con la Nazionale di Enzo Bearzot nell’entusiasmante spedizione in Argentina (1978), in quella trionfale in Spagna (1982) e in quella sfortunata in Messico (1986).

E quando l’avventura con il calcio «giocato» sembrava finita, perché sarebbe stato per lui impossibile raggiungere nuovi traguardi, un’inattesa carriera da allenatore condotta con alterne fortune: le gioie provate alla guida delle Nazionali giovanili, le delusioni sofferte sulla panchina dell’Inter e le stimolanti esperienze all’estero, prima come commissario tecnico dell’Egitto e poi come vice di Giovanni Trapattoni alla guida dell’Eire, privato per un gol irregolare di una storica qualificazione ai Mondiali in Sud Africa (2010).

Un pubblico caloroso di fede bianconera ha accolto Tardelli nell’aula consiliare del Comune di Santa Lucia del Mela. Per lo Juventus Club “Gaetano Scirea”, presieduto da Benedetto Merulla, un’altra perla da aggiungere nella collezione di manifestazioni di tutto rispetto organizzate sotto la spinta di una grande passione per la Vecchia Signora.

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