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I siti archeologici pattesi tra incassi, progetti finanziabili e prospettive future

Patti – Circa 2mila visitatori in meno rispetto al precedente semestre. A dirlo sono i dati resi noti dall’assessorato regionale dei Beni culturali relativamente alla fruizione dell’area archeologica di Tindari tra i mesi di gennaio e giugno del 2016.

Confrontando i numeri ufficiali del primo semestre del 2015 si registra dunque una leggera flessione che tuttavia non stravolge affatto il trend degli ultimi anni.

Se durante la prima metà dello scorso anno i visitatori del teatro greco e dell’Antiquarium di Tindari erano stati 21.893, quest’anno lo sbigliettamento all’area archeologica rimane poco al di sotto della soglia dei 20mila ingressi (19.891 per l’esattezza). Nel dettaglio, diminuiscono di quasi 3mila unità i paganti, mentre sono circa 700 in più i ticket gratuiti emessi in biglietteria. Ciononostante l’incasso passa dai 51.390 euro del primo semestre 2015 ai 61.377 euro del primo semestre 2016. Un incremento di circa 10mila euro dovuto, probabilmente, sia al lieve aumento dei ticket di ingresso che all’istituzione del nuovo “biglietto unico”  in vigore dal settembre 2015, che garantisce il doppio accesso all’area archeologica di Tindari e al sito della Villa Romana di Patti Marina con una spesa di soli 2 euro in più rispetto all’ordinario biglietto da 6 euro.

E a proposito di Villa Romana: qui l’affluenza resta pressoché invariata, con appena 31 visitatori in meno rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente (3.151 nel primo semestre 2015 e 3.120 nel primo semestre 2016). Ma è sul fronte degli incassi che il sito archeologico di via Papa Giovanni XXIII fa registrare un netto incremento: scorrendo i numeri relativi ai due periodi presi in esame si passa da 1.468 euro a 2.392 euro. Inutile dire che si tratta di cifre ancora ben lontane dalle reali potenzialità che la Villa Romana sarebbe in grado di esprimere, ma rappresentano comunque un ottimo parametro che potrebbe incoraggiare le istituzioni a lavorare sodo per restituire la giusta dignità ad una risorsa tanto preziosa.

Intanto sembrano concentrarsi gli sforzi tesi alla valorizzazione del sito archeologico di Tindari, coi riflettori puntati su un progetto rivisitato e aggiornato in tempi record e che alimenta la speranza di poter attingere ai finanziamenti del “Patto per il Sud” (circa 2mln di euro). La positiva sinergia tra Comune, Soprintendenza e assessorato regionale pare cominci a dare i suoi frutti, mettendo l’area archeologica di Tindari nelle condizioni di poter afferrare uno di quei treni che negli ultimi decenni sono stati persi innumerevoli volte.

L’elaborato in questione, adeguato di recente dai tecnici dell’ente di viale Boccetta, contempla l’allargamento della capienza del teatro greco, un nuovo impianto antincendio e la rifunzionalizzazione dell’area archeologica. «Abbiamo registrato una crescente disponibilità da parte dell’assessorato regionale e la sinergia con la Soprintendenza si è dimostrata molto proficua, a partire dall’incremento degli incassi a Tindari e alla Villa Romana», afferma il sindaco Aquino.

Ma c’è un però, e riguarda la recente sottrazione ai Comuni del 30% degli introiti derivanti dallo sbigliettamento nei siti siciliani. «È una decisione che rende impossibile anche l’effettuazione di piccoli interventi di salvaguardia del sito. Mi auguro – riflette Aquino – che l’Ars torni sui suoi passi e restituisca ai Comuni la compartecipazione agli introiti». A conti fatti, tra l’impiantito del teatro greco, il diserbo e la disinfestazione periodica dell’area archeologica, compresi gli ovvi imprevisti, l’ente di Palazzo dell’Aquila sborsa circa 60mila euro l’anno, dieci in più rispetto a quelli derivanti dalla percentuale che fino a poco tempo fa il Comune incamerava sugli incassi di Tindari e Villa Romana.

La questione sarà comunque oggetto di discussione all’Ars ed è probabile che la richiesta di reintrodurre la formula della compartecipazione sugli incassi trovi sponda in parecchi deputati. Tra questi c’è di sicuro Nino Germana, il quale è di recente intervenuto proprio sull’area archeologica di Tindari, auspicandone la trasformazione in parco archeologico: «Il sito di Tindari – ha detto il deputato di Area Popolare – merita di diventare una realtà amministrativa centrale e autonoma, così come i parchi archeologici di Naxos e della Valle dei Templi». Secondo l’onorevole l’area archeologica di Tindari potrebbe rappresentare un’importante «chance di crescita» per l’intero comprensorio nebroideo. A dimostrarlo, del resto, sono i dati relativi all’affluenza dei visitatori: le circa ventimila presenze nel primo semestre del 2016 confermerebbero infatti un rilevante interesse turistico nei confronti del sito archeologico.

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