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Precari in rivolta da due giorni: “Regione dia segnale oppure occupiamo”

Tripi – Continuano le assemblee che vedono protagonisti i precari degli enti comunali in vista del piano di riassetto regionale.

I precari di Tripi non ci stanno. In assemblea da due giorni, minacciano attraverso un comunicato stampa che se dai colloqui con l’Assessore Regionale alle Autonomie Locali, Luisa Lantieri, non dovessero emergere buoni propositi, occuperanno il piccolo Comune di via Todaro.

In particolare non ci stanno per niente a quella prospettiva presentata dagli organi regionali, di essere assunti da una partecipata regionale – la RESAIS –  con il serio pericolo di vedere le proprie ore ridotte e di andare in pensione con l’80% di quanto versato in almeno 27 anni di contributi.

18 ore per un contratto a tempo indeterminato e la possibilità per i Comuni di tornare ad assumere. I precari parlano di “scrollata pilatesca” in riferimento ad amministrazioni e governo regionale. Eppure come nel caso di Tripi, il Sindaco Aveni ha da subito motivato la sua partecipazione “a fianco dei precari, perché la loro lotta è la lotta di tutta la nostra comunità per avere quei diritti negati da oltre 30 anni”.

Il Sindaco, che è anche avvocato, fa riferimento alle promesse negate, alle prospettive di avanzamento carriera mai avvenute e a quella sentenza europea che vincolerebbe lo Stato al risarcimento danni per lo sfruttamento dei precari negli enti locali. Loro specificano di avere determinate professionalità acquisite negli anni, mansioni e competenze maturate al pari di qualunque dipendente comunale ma senza le stesse garanzie, senza gli stessi diritti.

Con la Resais poi, i Comuni sono svincolati da determinati obblighi e paletti già fissati dal decreto 101 del 2013 e potranno tornare ad assumere nuove figure. E questo, riprendendo il contenuto di quanto dicono i precari comunali, porterà ovviamente amministrazioni e deputati regionali a profittarne a ridosso di importanti appuntamenti regionali.

Infatti se da un lato 20 mila famiglie siciliane vengono solo apparentemente sistemate, si aprono quelle porte rimaste chiuse per tanti giovani siciliani qualificati, pronti a entrare nelle case comunali, troppo spesso danneggiate dalla mancanza di figure specifiche e in linea con il nuovo mercato del lavoro. Insomma il rebus non è di facile risoluzione, tra i diritti di chi per quasi 30 anni si è visto negare le proprie giuste ambizioni e chi, invece, a soli 30 anni, vanta curriculum sicuramente più invitanti e moderni. Le lenzuola sono corte e il conflitto generazionale è già in corso, anche a Tripi.

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