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In assemblea anche i precari di Capo d’Orlando

Capo d’Orlando -Dopo i precari di Sant’Agata Militello anche quelli di Capo d’Orlando si sono riuniti in assemblea ieri discutendo della loro attuale situazione e definendo quali strade intraprendere per cercare di mantenere alta l’attenzione sul delicato problema. Questa mattina alcuni precari aderenti ad MGL hanno continuato l’assemblea e sono possibili alcuni disservizi. Di seguito il comunicato integrale diffuso dalla segreteria generale MG.

Comunque vada, le amministrazioni attualmente in carica passeranno alla storia scrivendo l’ultima pagina di questo lungo precariato degli enti locali e non solo; così come anticipato nei precedenti comunicati stampa queste sono chiamate per legge a prendere posizione e le scelte sono due, o contestare le procedure del decreto 101/2013 non dando seguito all’approvazione del piano triennale 2016/2018 entro il prossimo e imminente 30 settembre in assenza di norme specifiche che intervengono a tutela e salvaguardia di tutta la categoria o diversamente procedere in tale direzione con tutto ciò che questo comporta. Ed è proprio questo che la categoria deve sapere, in assenza di norme che  affrontano in modo specifico la problematica e intervengono a modifica delle procedure in atto a regime, si prospetta una soluzione che poco a che fare con le nostre rivendicazioni fatte fin dal 1989, ovvero un contratto a tempo indeterminato alle dipendenze degli enti presso cui prestiamo servizio, di fatto si propone il deportamento in massa nella RESAIS società partecipata dalla Regione siciliana, istituita con propria legge regionale nel lontano 1975 per avviare a liquidazioni alcune aziende in crisi che operavano nel settore industriale (ESPI, EMS, AZASI) e accoglieva il personale da queste dipendenti per accompagnarli al prepensionamento con requisiti minimi 27 anni di contributi e 52 anni di età riconoscendo loro un assegno mensile pari all’80% dell’ultima retribuzione, nel nostro caso un assegno mensile quantificato su impegno settimanale pari a 18 ore. Nella soluzione prospettata si ipotizza un ‘assunzione con contratto a tempo indeterminato alle dipendenze della RESAIS, la quale accogliendo le eventuali istanze da parte di enti interessati dispone l’assegnazione del personale per lo svolgimento di funzioni e compiti istituzionali, senza che con questi venga ad istaurarsi alcun un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; corre l’obbligo rappresentare che questo modo di procedere non tiene più conto del servizio fin qui prestato, delle professionalità acquisite, ne tanto meno l’obbligo in capo agli enti di presentare le richieste o quanto meno in numero pari al personale precario che oggi presta servizio. In caso di mancata richiesta quale rapporto di lavoro si ipotizza ? già un anno addietro l’allora assessore Caruso in Commissione Bilancio aveva esordito parlando di cassa in deroga perché impossibile stabilizzare il personale precario. Per queste ragioni un NO! forte e accorato all’ipotesi RESAIS e qualunque altra proposta che svende e disperde le professionalità acquisite in 28 anni di servizio prestato alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni senza tenere conto della necessità a mantenere prioritariamente in vita un rapporto di lavoro subordinato con gli enti presso cui si è chiamati a prestare servizio a tempo indeterminato, senza mettere in discussione il CCNL del comparto enti locali e gli aspetti previdenziali fin qui riconosciuti. Il confronto che negli ultimi giorni ho avuto modo di portare avanti con alcuni amministratori locali sulla difficile situazione che ci troviamo ad affrontare fà trapelare  una situazione di dubbia e preoccupante volontà nel condividere e sostenere un percorso comune, così come noi fino ad oggi lo abbiamo ipotizzato, il loro silenzio sembra assecondare quella accondiscendenza ad un volere politico che mette d’accordo tutti su tutto a discapito di noi lavoratori precari. La verità è che l’annunciata soluzione RESAIS aiuta tutti “a togliere le castagne dal fuoco senza bruciarsi le mani” come recita un detto antico. I comuni salutano favorevolmente la proposta come unica e possibile soluzione che và oltre i rigidi paletti del decreto 101/2013 riconoscendo la possibilità di un contratto a tempo indeterminato a 18 ore  settimanali, senza limitazione alcuna, promuovendola tra la categoria come “cosa possibile buona e giusta”. La politica ritorna alle sue vecchie abitudini, fare ciò che vuole fare, senza condizionamenti di sorte o logiche burocratiche,  senza obbligo alcuno nei confronti di nessuno, il tutto alla vigilia di una serie di competizioni elettorali che devono farci riflettere seriamente (Referendum costituzionale, elezioni Presidenti delle città metropolitane e dei liberi consorzi, elezioni amministrative, regionali, nazionali). Così facendo la Regione Siciliana non avrebbe più il problema precari anzi si vanterebbe di aver dato soluzione, i comuni si sarebbero scrollati di dosso un fardello sociale ed economico non indifferente creandosi l’opportunità di scegliere chi assumere, gli unici a pagare il prezzo saremo noi lavoratori precari .In tutto questo che posizione assume il precario, continua a credere e sperare nei buoni propositi di chi nulla ha da perdere ma tanto ha da guadagnare (basti pensare che i comuni non avrebbero più nessun obbligo nei confronti di 20.000 famiglie siciliane , contrattisti ed ASU) .

Massimo Bontempo, Giuseppe Cardenia, Giuseppe Sergio Leggio.

 

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