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Incubo dissesto, il debito è di 44 milioni di euro

Milazzo – L’estate è ormai passata ma per l’amministrazione Formica, bloccata in un gravissimo pantano finanziario, è impossibile anche fare operazioni di ordinaria amministrazione.  Un gruppo di turisti, qualche giorno fa, sarebbe uscito dal castello mamertino “accompagnato” da zecche, non è stata ancora fatta la pulitura del complesso normanno. Con un debito di circa 44 milioni di euro di debiti, per lo più dovuti ai risarcimenti post-costruzione dell’asse viario, la situazione è allarmante  e il baratro dissesto sembra definitivamente aprirsi. Prima dell’estate, l’assessore regionale alle autonomie locali, Luisa Lantieri, ha replicato  all’interrogazione dell’onorevole Bernadette Grasso di Forza Italia – Grande Sud che chiedeva chiarimenti sulla situazione economico-gestionale del comune mamertino.  Nella risposta scritta, l’assessorato regionale ha ammesso di non poter entrare nel merito essendo in corso una doppia indagine conoscitiva: una a opera della sezione di controllo della corte dei conti, l’altra della ragioneria del ministero dell’economia e delle finanze. Milazzo sembra finita in un limbo dove scompaiono certezze, sentenze e persino ricorsi. Nel luglio del 2012 la Corte dei conti chiedeva al comune in un tempo di 60 giorni, di provvedere all’adozione di adeguate misure correttive sulle criticità finanziarie, come per esempio, il mancato approdo del bilancio del 2011. Nominato poi un commissario ad acta dalla Prefettura, il consiglio comunale avrebbe dovuto approvare il dissesto dell’ente entro il dicembre del 2012. Cosa che di fatto non è avvenuta, “costringendo” de facto la regione a emanare lo stato di dissesto e a far decadere automaticamente il consiglio, sostituendolo con un commissario nel gennaio del 2013. Alcuni consiglieri osservavano che il comune di Milazzo sarebbe potuto rientrare nel piano di riequilibrio pre-dissesto, previsto, con un fondo ad hoc, dalla legge nazionale del 213 del 2012 e dal Testo unico degli enti locali. In particolare erano a disposizione dei comuni in dissesto, 30 milioni di euro per l’anno 2012, 90 milioni di euro per l’anno 2013, 120 milioni di euro per l’anno 2014 e altri fondi fino al 2020. All’epoca questa possibilità fu rappresentata da un vero braccio di ferro tra l’amministrazione Pino – la precedente all’attuale – e parte di quei consiglieri che avrebbe voluto evitare il dissesto. Tra questi, Giovanni Formica in quota Pd, attuale sindaco alle prese ormai da un anno dall’insediamento, con il complicato accertamento dei debiti fuori bilancio. Ad oggi, lo stato di dissesto è stato nel frattempo annullato, dopo il ricorso presentato dai consiglieri, poiché caso assolutamente unico nella giurisprudenza italiana, non si è ancora capito se ad accertare questo dissesto debba essere l’organo regionale o quello statale. Tar, CGA e Corte dei Conti. Si era arrivati addirittura a reintegrare i consiglieri decaduti. Una vicenda intricata che, per paradosso, potrebbe anche ripetersi perché l’attuale consiglio dovrà valutare se, a fronte di questi debiti ora accertati, riconsiderare la strada del dissesto, nel frattempo decaduta, oppure procedere contro i responsabili di questi debiti contratti nel passato. In particolare a causa dei reiterati procedimenti contro il comune dei proprietari terrieri estromessi durante la costruzione dell’Asse Viario: un’opera costata, considerando l’ammontare delle spese processuali, 8 milioni di euro al chilometro! Negli anni, a causa dell’incuria di dirigenti e avvocatura – ma anche disattenzione delle amministrazioni passate – questi processi si sono rivelati un vero e proprio boomerang per il comune.

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