Via - all'interno

Via Savonarola: transitare o non transitare, questo è il dilemma.

San Piero Patti – Dalla Via Savonarola passava anche “a scecca i mastru Catania”.

Eppure la via Savonarola, legata al ricordo di quel simpatico vecchietto che l’attraversava sul proprio animale e mezzo di trasporto, è finita al centro di un contenzioso amministrativo per stabilire se sia necessario o meno permettere il transito al suo interno. In discussione c’è infatti “l’evidente interesse pubblico” rivendicato dal comune di San Piero Patti, che ha però incontrato il diniego di cittadini residenti e non nella stessa area. Da qui, ha avuto inizio il braccio di ferro tra le due parti, finito sulla scrivania di un giudice del TAR di Catania e, dopo la curiosa sentenza del collegio giudicante, destinato a proseguire nelle aule di un tribunale ordinario.

Tutto è cominciato, almeno relativamente alla questione legale, lo scorso 23 marzo. In quella data la giunta municipale aveva avviato, con una propria determina, l’iter per l’inserimento dell’intera via Savonarola nello stradario comunale. Seguiva dunque un’ordinanza del comando di polizia municipale, atta a predisporre la segnaletica per regolamentare definitivamente la circolazione della strada che ricongiunge via Giovanni XIII e via Profeta. Motivazione del provvedimento era sanare un vulnus normativo legato a quella che il comune giudica una strada pubblica “de facto”, in quanto transitata da tempo immemorabile da più cittadini per raggiungere il vicino complesso scolastico, o come scorciatoia per passare, senza girare intorno al centro urbano, da un’arteria principale ad un’altra.

Quanto alla natura della strada, bisogna invece risalire a tutto un processo di formazione della carreggiata. Negli ultimi cinquant’anni questa si è infatti formata sopra un sentiero di passaggio pedonale, a seguito della costruzione di più edifici oltre che delle modifiche operate ad alcuni terreni. Ancor più di rilievo sono inoltre tutte le opere di urbanizzazione effettuate, come l’impianto della pubblica illuminazione, il prolungamento della rete di fognatura, del metanodotto e l’apposizione dell’asfalto. Una strada a tutti gli effetti, insomma, utilizzata da automobilisti ignari di tutta la querelle specie nelle ore di punta, in cui il traffico defluisce più lentamente su tutta la rete stradale circostante vista la presenza del plesso scolastico, dell’R.S.A. e di altre strutture pubbliche presenti nei dintorni.

Alcuni residenti, rappresentati dall’avvocato Salvatore Fiore hanno però deciso di intervenire, con la voglia di far valere quello che la nota stampa dello staff del sindaco definisce come un “supposto diritto privato”. Il legale ha quindi impugnato i provvedimenti adottati dagli organi comunali, chiedendone la revoca a nome dei suoi assistiti che articolano “censure di violazione di legge ed eccesso di potere” davanti al giudice. Secondo gli stessi cittadini, il comune non avrebbe tenuto conto del loro diritto di proprietà, legato ad esempio alla “servitù” dell’area, intesa anche come possibilità di parcheggiare sulla via la propria autovettura. E’ però un’altra accusa ad aver messo sulle difensive il comune, ovvero quella che, come recita il verdetto del TAR, i ricorrenti sferrano asserendo che “tali provvedimenti sarebbero illegittimi in quanto fondati sull’erroneo ed indimostrato presupposto dell’uso pubblico del terreno di proprietà dei ricorrenti”.

Ed è così che martedì 23 agosto, a cinque mesi esatti dall’ordinanza della giunta, il tribunale amministrativo di Catania ha emesso la propria sentenza. Evidenziando una carenza di giurisdizione, il collegio giudicante ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato chiedendo anche la compensazione delle spese di lite, ovvero i 7000€ sborsati dal comune che è difeso dall’avvocato Michele Salazar. La questione resta comunque aperta grazie alla seconda parte del verdetto, che richiama numerose altre sentenze. Il TAR ritiene per l’appunto che la controversia debba essere discussa da un tribunale ordinario, in quanto “investe l’accertamento dell’esistenza e dell’estensione dei diritti soggettivi, dei privati e della pubblica amministrazione”. Senza però che a tale conclusione, avvisano i giudici, “possa frapporsi l’esistenza di un formale provvedimento di classificazione della natura pubblica, ovvero della destinazione ad uso pubblico della strada”.

0-0 e palla al centro, dunque, ma la sentenza avverte già come l’interesse pubblico possa coesistere o addirittura avere la meglio su quello privato, permettendo così l’inserimento di quello che è un vero e proprio “tassello mancante” nel puzzle dello stradario comunale.

E se l’amministrazione comunale canta vittoria attraverso il proprio comunicato stampa, l’avvocato Fiore dichiara che la difesa degli interessi dei suoi assistiti continuerà nelle aule di un tribunale ordinario, passando oltre una sentenza che non sarebbe per nulla entrata nel merito.

Intanto, i pezzi della segnaletica stradale restano nel magazzino dei vigili urbani e da via Savonarola continua ad affacciarsi il cartello “strada privata”. Transitare o non transitare, questo è il dilemma.

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