aula consiliare san piero patti

Il consiglio ha i giorni contati, chiesto l’intervento del Prefetto

San Piero Patti – Poche ore di riunione in seduta straordinaria. Solo un’ultima adunanza pubblica – peraltro già convocata – prima del vuoto, dello scioglimento che porrà fine alla vita di un consiglio comunale avvitato su se stesso ormai da mesi. Nel frattempo, è più che un’ipotesi l’intervento del Prefetto, invocato dal consiglio quanto dall’amministrazione.

A San Piero Patti è stasi nelle aule del municipio. Il finale di una interminabile telenovela è infatti stato scritto e presto la giunta Trovato si ritroverà a governare da sola. Il consiglio comunale è praticamente pronto a decadere, dando per scontata l’ennesima fumata nera sul bilancio di previsione per il triennio 2016-18 nella seduta fissata per venerdì 9 settembre. Lunedì 12 il commissario ad acta, dott. Angelo Sajeva, costaterà il “decesso” dell’organo di controllo del comune, procedendo alla rimozione dall’incarico di tutti e quindici i suoi membri.

Game over: per l’ennesima volta volano gli stracci, o per meglio dire le “carte”, tra amministrazione e maggioranza consiliare. Decideranno i funzionari, mentre entrambe le parti in causa chiedono l’intervento del Prefetto, che questa mattina avrebbe già ricevuto una comunicazione da parte del sindaco. E, tralasciando per un attimo la questione relativa al documento economico, si è già aperta una stucchevole querelle che potrebbe avere dei risvolti sul piano legale.

Andando con ordine, la seduta di lunedì 29 agosto ha rotto gli indugi. Ancora sotto la spada di Damocle dell’intervento sostitutivo, il consiglio comunale non ha discusso il documento unico di programmazione finanziaria. Stracciato persino l’ordine del giorno, di cui vengono esauriti solo tre punti su dieci in una seduta disordinata e chiassosa che è degna della prematura conclusione di una stagione politica, il dibattito è entrato nel vivo a seguito dell’intervento di Francesco Pagana. Il consigliere di “Progetto Paese” ha letto un documento di ben dodici pagine, firmato in calce dai componenti del suo stesso gruppo, da quelli di “Orgoglio, impegno e libertà” e dal consigliere indipendente Pagliazzo, tutti nel fronte unico contro l’approvazione del bilancio fin dal suo approdo in aula Florio.

I firmatari hanno espresso punto per punto delle considerazioni di carattere tecnico e politico che il vice sindaco Taranto ha presto bollato come “un insieme di falsità”. Nel documento viene riavvolto il nastro di tutto l’iter percorso dalla macchina decisionale e non vengono risparmiate delle pesanti valutazioni sull’operato dell’amministrazione. Secondo i nove sottoscrittori ,la giunta non avrebbe recepito alcuna proposta formulata e starebbe dunque chiedendo un semplice atto di servilismo, dato che non è più possibile emendare in alcun modo il documento. Il sindaco Trovato ha subito risposto di aver “ascoltato con una chiara accusa di abuso d’ufficio” e di essere “pronta a inoltrare l’intero dossier al Prefetto”. La relazione consegnata agli atti sarebbe in effetti già stata inviata al rappresentate del governo e l’obiettivo del primo cittadino è quello di ottenere una risposta per poter procedere con una querela per calunnia all’indirizzo dei firmatari.

Un ping pong senza via d’uscita, insomma, con reciproche accuse relative a gravi responsabilità, mancata contezza degli atti, presunta incapacità politica e richieste di dimissioni che potrebbero presto finire all’interno di un contenzioso amministrativo.

Comincia, quindi la campagna elettorale e sono netti gli ammiccamenti alle consultazioni del maggio 2017. “Ci rivedremo in piazza”, è il ritornello che accomuna tutti gli interventi ed emerge ormai con chiarezza che lo scioglimento del consiglio comunale sia perseguito da tutti gli attori in gioco. Parrebbe infatti interesse trasversale, dei consiglieri quanto dell’amministrazione, che il dott. Sajeva “polverizzi” l’assise cittadina.

Per una causa quanto per un’altra, ogni protagonista sarebbe interessato a rivendicare, in occasione delle elezioni, la paternità dell’evento ormai all’orizzonte. Se Salvatore Ballotta ha definito il consesso di cui fa parte uno “spreco di denaro pubblico”, dicendosi “contento di andare a casa”, i gruppi contrari all’approvazione del documento economico stanno ottenendo coi fatti lo scioglimento dell’organo di cui fanno parte. Se il consigliere Nunzio Tricoli ha detto che “l’undici settembre (data dello scioglimento, ndr) sarà una data da festeggiare”, l’assessore Taranto, che ricopre anche l’incarico di consigliere, ha definito l’attuale consiglio, di cui è membro, “il più scarso che il paese abbia mai avuto nella sua storia”.

Un guazzabuglio di vicendevoli accuse ha definitivamente sepolto il consiglio comunale di San Piero Patti. La patata bollente resta nelle mani dei funzionari che licenzieranno, senza l’aiuto della democrazia, un documento su cui la macchina amministrativa si è incartata a tal punto da sembrare un pugile suonato. In un angolo, ferma lì a “decidere di non decidere”, la politica ha paralizzato se stessa. Manutenzione, creditori e gare d’appalto possono ancora aspettare.

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