Francesca amato 2

S.Stefano si coccola la “sua” Rosa Balistreri

S.Stefano – Passionale ed appassionata, geniale e generosa. Francesca Amato è un’artista libera e ribelle che dalla Sicilia all’Italia, è considerata l’erede di Rosa Balistreri.

Anche quest’estate è voluta tornare insieme alla sua band nella città delle ceramiche, dove è nata e cresciuta, e che l’ha riabbracciata con l’orgoglio e l’emozione che riserva ai tanti ambasciatori di talento che ha. Francesca Amato ha pubblicato, con Aletti editore, la sua prima silloge poetica “Figghia cangiata” che ha vinto il primo premio “Città di Caltagirone” come libro edito, con la prefazione del maestro Eugenio Bennato, con il quale collabora attivamente da due anni. “Meno male che esistono in Italia giovani donne come Francesca – ha scritto Bennato – che gridano al vento parole nuove, a infrangere stereotipi, a demolire luoghi comuni, ad increspare l’appiattimento di modelli indotti dall’alto, dal subdolo potere devastante della moda e della pubblicità”. E’ sempre stata eccentrica, non è mai scesa a compromessi per piacere agli altri, non ha mai avuto paura di dire “no”, tanto da fare il consigliere comunale a S.Stefano con i capelli verdi. “Questa mia stranezza – racconta – mi ha isolato, la mia unica amica per un lungo periodo è stata una ragazzina tedesca, poi andando via ho riapprezzato quello che avevo lasciato e mi è mancato”. Francesca Amato, classe 1977, ha iniziato a scrivere al liceo, iscritta alla facoltà di architettura di Palermo, nel 2003 un laboratorio in Tunisia le cambia la vita e il progetto realizzato col collega Fabio Colajanni, nel corso della cooperazione, viene pubblicato ed esposto alla Biennale di Venezia. All’accademia di musica “C. Schumann” di Palermo, frequenta il corso di tamburello e tammorra e inizia lo studio del canto e della teoria musicale. Sui palchi e nelle piazze insieme a lei ci sono Raffaele Messina chitarra e voce, Domenico Pontillo al mandolino, oud e mandola e Mario Vasile alle percussioni, qualche volta anche il cantastorie Nonò Salamone. Quest’anno ha partecipato al premio Pino Veneziano, è una delle pochissime artiste che lo interpreta, insieme al regista napoletano Egidio Carbone e al maestro Massimo Laguardia. Nel giugno del 2016, all’ultimo “Rito della luce” di Antonio Presti ha duettato con il maestro Giovanni Mattaliano, clarinettista che ha collaborato con Tosca e Sting. Insieme ai suoi musicisti ha vinto la tappa di Ariccia ed è arrivata terza al festival dei castelli romani.

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