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Il clochard Cirino trova casa grazie al M5S ed il Comune

Acquedolci – Accolta la richiesta d’aiuto lanciata da Cirino Caiola, il clochard che da 5 anni vive in un rudere all’interno del castello Cupane di Acquedolci.

Il Meetup“Acquedolci in Movimento”, insieme a Salvatore Rotelli, hanno deciso di mettere a disposizione l’appartamento di via Vittime di Guerra, per risolvere la difficile situazione del senzatetto e di un altro uomo senza fissa dimora e versante in condizioni di estremo bisogno. Iniziativa accolta di buon grado dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Ciro Gallo, che si era sempre prodigata in favore di Caiola. In particolare l’assessore ai Servizi Sociali Rosa Longo ha espresso in una missiva grande compiacimento per la soluzione prospettata di fornire in comodato gratuito una casa al sessantaduenne sino al dicembre 2017. Restano solo da definire piccoli dettagli ed il tanto agognato desiderio si trasformerà in realtà. Nei giorni scorsi numerosi incontri hanno avuto luogo tra l’assistente sociale Franca Melillo, l’assessore Longo, Salvatore Rotelli e l’attuale portavoce del Meetup Pasqualino Longo, subentrato ad Alessandro Rapisardi. L’amministrazione comunale si è inoltre offerta di corrispondere un sussidio al clochard, il quale a tutt’oggi non ha alcuna forma di sostentamento, se non proveniente da lavoretti saltuari come bracciante agricolo e dalle elargizioni di alcuni benefattori. La sua storia, una volta resa nota, ha destato commozione nell’intero comprensorio nebroideo, poichè le condizioni in cui versa rasentano i limiti del decoro e della dignità umana, specie a seguito dell’aggressione fisica subita per strada da un pregiudicato locale, che per futili motivi l’ha picchiato con violenza inaudita causandogli la frattura delle costole, del setto nasale e lesioni gravi giudicate guaribili in 20 giorni, tanto da essere ricoverato e sottoposto a cure mediche per oltre una settimana nell’ospedale di Sant’Agata. Caiola ha sporto denuncia- querela alla locale stazione dei carabinieri assistito dall’avvocato di fiducia Benedetto Ricciardi. Cirino da anni è costretto a rifugiarsi in un rudere senza bagno, senza acqua, senza luce, se non quella fioca del lampione esterno. Non ha più un lavoro fisso nel bosco di San Fratello, da allora è precipitato nel baratro della disperazione, ha perso tutto e si è adattato a vivere da “ultimo”, superando stenti e privazioni indicibili. In passato per un certo periodo, grazie al sostegno dell’amministrazione comunale, ha soggiornato nella casa di cura santagatese di contrada Gaglio, una volta andato via è ritornato nel suo triste mondo, costretto ad espletare i suoi bisogni fisiologici tra le sterpaglie ed a lavarsi a mare, aiutato dagli “angeli custodi”, così come li definisce lui, Giuseppe Musarra e Calogero Geraci, che da sempre cercano in ogni modo di provvedere alle sue piccole necessità, come l’acquisto dei farmaci di cui ha bisogno, del cibo e tanto altro.

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