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Sgarbi incanta Tindari: “Ne conoscevo la magia grazie ai versi di Quasimodo”

Patti – Stile inconfondibile e infinita conoscenza artistica. Vittorio Sgarbi incanta Tindari, e lo fa durante un’alba magica del 13 agosto svelando i misteri dell’opera di Antonello da Messina di fronte ad una cavea stracolma di spettatori così come non si vedeva da diverso tempo. L’inedito spettacolo, confezionato per l’occasione, è stato reso possibile grazie all’intuizione del professore Filippo Amoroso, direttore artistico del Teatro dei due mari.

Il noto critico d’arte ha voluto rendere omaggio al colle tindaritano, alla Sicilia tutta e al grande Antonello da Messina iniziando la sua “lezione” con un fuori programma, recitando “Vento a Tindari” di Salvatore Quasimodo, poesia che il premio nobel per la Letteratura dedicò ad uno dei luoghi più amati della sua giovinezza. “Conoscevo Tindari attraverso questa poesia. C’ero stato ancor prima di venirci fisicamente. Quando sono arrivato qui ho capito la magia di quei versi e per questo voglio recitarli per voi”.

Poi l’intervento di Sgarbi è entrato nel vivo e si è protratto per circa due ore, ben oltre l’ora inizialmente preventivata, interagendo parecchio anche col pubblico e finendo per affrontare temi di attualità pungolato dalle domande degli spettatori.

Sgarbi coinvolge ed ipnotizza il pubblico attraverso una narrazione attenta e puntuale intorno al genio di Antonello da Messina, paragonandolo ai grandi della pittura quali Michelangelo, Giotto e Caravaggio. Ed attraverso uno straordinario processo critico ne svela i segreti. “La grandezza di Antonello – ha detto – sta nel fatto che lui, per primo, ha impresso su tela persone vere a cui è possibile dare un’identità precisa. Inoltre – ha aggiunto – ha avuto delle intuizioni che poi sono state riprese da altri grandi artisti, ma di cui lui ha il merito di avere la paternità”.

Ed alla fine, dopo lo spettacolo, ha voluto visitare l’area archeologica. “Per molte ragioni – ha detto – ritengo il teatro di Tindari migliore di quello di Taormina. Ancora è un luogo incontaminato e questo fa sì che la magia di questo posto la si possa respirare ancora oggi. Poi l’apertura verso il mare e la possibilità di ammirare un paesaggio meraviglioso sono il vero miracolo di questo teatro e la ragione per cui, sono convinto, col tempo si affermerà. Purtroppo, in questi anni, è stato trascurato perché considerato meno turistico di altri posti. E chissà – ha concluso – che non sia stata proprio questa la sua fortuna”.

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